Zombieland – il ritorno degli zombie di una volta…

fonte immagine: Mymovies.it

Il cinema aveva un disperato bisogno di un film come Zombieland. Purtroppo il destino avverso ed il fato malvagio costringono il pubblico italiano a beccarsi il “day and date” solo per pellicole come 2012Twilight: New Moon, ma non per questo “fottuto capolavoro” che riscatta anni e anni di produzioni zombesche banali, didascaliche, piatte e poco ispirate. Forse, arriverà anche nelle nostre sale. Intanto, in America, è già un film di culto (per quanto possa essere insopportabile questa espressione) e non potrebbe essere altrimenti.

Il paese è nel caos, ci sono gli zombie (di tipologia A). Columbus (un meraviglioso Jesse Eisemberg, ancora bravissimo dopo l’ottimo Adventureland) è un incrocio tra un nerd ed un geek che passa le serate giocando a World of Warcraft, mangiando pizza e sognando l’amore della vita. Il suo incubo si materializza quando  all’improvviso, un bella bionda bussa alla sua porta perché attaccata da un uomo che ha cercato (riuscendoci) di morderla. Troppo bello perché sia vero e infatti la mattina seguente la gnocca si rivela infetta, animata da istinti omicidi e Columbus è costretto a fuggire dalla sua città. Il mondo è sottosopra, il virus dilaga ovunque e l’avventura ha inizio.

Ironizzare sugli zombie non è cosa facile, in passato abbiamo avuto eccellenti parodie del genere “inventato” o, meglio, sdoganato e aperto alla massa (cinematograficamente parlando) dal buon vecchio Romero, con minicapolavori come Shaun of the Dead e molti esempi meno felici come il deprimente Maial ZombieZombieland è una commedia riuscita, la dimostrazione che quando ci sono le idee non c’è genere che non possa essere rivitalizzato e lancia tra le stelle Ruben Fleischer, regista che potrebbe seguire le orme di Jack Snyder, anch’esso assurto a fama internazionale grazie al bel remake de L’alba dei morti viventi. Zombieland è un concentrato di ideecome non se ne vedevano da un po’ di tempo. L’amalgama tra gli attori (Woody Harrelson, nella parte di cacciatore di zombie, Abigail Breslin ed Emma Stone, una coppia di sorelle poco raccomandabili che andranno a formare una sorta di famiglia disfunzionale con gli altri due protagonisti) è ottimo, le trovate registiche sono apprezzabili, il ritmo é frenetico, il film dura il giusto (80 minuti) e può fregiarsi del miglior cameo degli ultimi anni (se non di sempre) che sarebbe delittuoso spoilerare in questa sede. Se a questo aggiungiamo i geniali i titoli di testa, i migliori dell’anno dopo quelli, oggettivamente insuperabili, di Watchmen, abbiamo un quadro complessivo entusiasmante. Che permette anche una riflessione su come si sia evoluto il genere zombesco (zombico?) nel corso degli anni.

Al cinema si videro la prima volta nel 1932, in White Zombie, con l’indimenticabile Bela Lugosi, ma assursero a simbolo di una generazione solo con i film di Romero, primo artista a conferire loro un preciso significato socio-politic-cultural-allegorico con “l’attacco al centro commerciale” (topos classico ripreso recentemente anche dalvideogioco Dead Rising). Oggi i veri protagonisti delle pellicole di questo genere sono sempre e comunque gli esseri umani: ok, Zombieland è una (meravigliosa, capito?) commedia e non richiede cervellotiche introspezioni psicologiche nè seriose esegesi, ma a ben vedere anche i recenti 28 giorni dopo, Resident Evil & compagnia (Bella? Brutta? Decidete voi) mettono in secondo piano gli infetti/morti viventi etc. A quando la definitiva resurrezione? Intanto, allacciatevi le cinture e godetevi lo spettacolo.

Fonte: Wired.it

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