Generazione 1000 euro? Magari!

fonte immagine: Il Picco

Duecentocinquanta euro per uno stage. Lavorare quasi a gratis dopo una laurea specialistica e un master e già un anno di esperienza. Un operaio, in confronto, guadagna in un mese quanto un giovane laureato in cinque mesi. Ma la politica, impegnata in leggi ad personam e in problemi di relativa importanza, non sembra molto interessata al problema. Intantoun’intera generazione rischia di venir spazzata via.

 

La chiamano “generazione 1000 euro” ma quella soglia psicologica è difficilmente raggiungibile. Così tra i 25 e i 35 anni i giovani, non più giovanissimi, sono costretti ad essere mantenuti dai genitori, saltando da stage a stage, da un contratto a progetto all’altro, mentre nel resto dell’Europa un venticinquenne inizia a vivere da solo e un trentenne già ricopre posizioni lavorative importanti. Li chiamano “bamboccioni”. Ma i veri bamboccioni sono i politici e i sindacati che non si occupano di loro. “Sposi mio figlio”, fu la soluzione al precariato lanciata da Silvio Berlusconi durante la campagna elettorale.

Per il resto, cosa ha fatto la politica per i giovani? Più o meno nulla, mentre il lavoro “flessibile” aumenta inesorabilmente e la crisi scarica sui giovani il peso di una situazione economica di cui, in parte, sono responsabili i loro genitori. In Italia il debito pubblico, insieme alle corporazioni e ai monopoli, ha praticamente vanificato qualsiasi azione anti-crisi. Non ci sono i soldi nelle casse dello Stato. Ma negli ultimi nove anni, nei periodi di crescita economica, i governi raramente si sono occupati di ridurre il terzo debito pubblico del mondo.

Oggi un giovane che perde il lavoro si ritrova senza niente in tasca. Niente cassa-integrazione, niente sussidio di disoccupazione. Quelli che avevano scelto di andare a vivere da soli, sono ora costretti a tornare da mamma e papà, e chi ieri sperava di metter su famiglia, deve oggi attendere chissà per quanto tempo.

Niente futuro, nessuna rappresentanza. I sindacati si preoccupano di difendere i pensionati, gli operai e gli impiegati pubblici. In pratica, le categorie oggi più protette. I nuovi proletari, i nuovi poveri sono invisibili. Non basta una laurea, non basta la voglia di fare e lo spirito di sacrificio.

 

“Si sta come, d’autunno, sugli alberi, le foglie”

La redazione de Il Picco ha deciso di raccontare storie di vite precarie, di denunciare le umiliazioni subite e di parlare delle difficoltà di ogni giorno di chi non può guardare al futuro perché il presente è incerto. Per questo abbiamo bisogno di voi. Raccontateci le vostre esperienze. Diverranno un articolo. Scrivete a: redazione[at]ilpicco.it

 

Fonte: Il Picco

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4 commenti

  1. in Italia i posti di lavoro diminuiscono e l’età pensionabile aumenta… e i giovani che fine fanno??
    Vi segnalo un altro sito che, come voi, dà voce al problema: diversamenteoccupati

  2. ho visto il trailer, passo parola e buon proseguimento per i vostri impegni.


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