Buona notte, San Tino: il trailer

Buonanotte, San Tino – il trailer
Cortometraggio contro l’usura, realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento 2009 della Regione Lazio con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico.

Prodotto da CO.Di.Ci e CollAttivo HIVE
Con la collaborazione di ADUC e UNUSS
Con Andrea Roncato – regia di Federico Moschetti

Annunci

Iron Man 2: non solo armature e esplosioni

Dall’anteprima di Iron Man 2 si possono dedurre varie cose: intanto, che sempre di meno i nuovi Marvel Studios (ora forti anche del supporto di mamma Disney) hanno paura di sfoggiare effetti speciali davvero stupefacenti; gli scontri fra i personaggi principali, infatti, oltre alla spettacolare sequenza di combattimento di massa con una serie di droni/cloni del nostro “testa di ferro” rosso e oro, mostrano evidentemente una magnificenza che aumenta e migliora film dopo film – e sappiamo bene che la Marvel non ha intenzione di fermarsi qui con le sue creature filmiche, con l’annuncio di Thor per il maggio del prossimo anno, il film su Capitan America e quello corale sui Vendicatori.

Inoltre, sorprendentemente per un genere di film dal quale, giustamente, ci sia aspetta prevalentemente una soddisfazione visiva, di effetti speciali, di grandi scontri e mirabili fantasie che prendono vita, ci ritroviamo anche di fronte ad una divertente e interessante sceneggiatura: intendiamoci, non stiamo parlando di un capolavoro tarantiniano o smithiano, ma indubbiamente, rispetto a tanti altri “cugini” del genere supereroistico, Iron Man 2 si afferma per dei dialoghi interessanti, con mordente, e molto ritmati e per un accostamento e sviluppo delle scene che, con piacevole sorpresa, scopriamo riuscire a sostenere discretamente questo ritmo.

Decisamente un lato inaspettato, piacevole, e non preventivato nella riuscita di questo blockbuster. La costruzione riuscita della sceneggiatura riesce anche a legarsi bene con una discreta fedeltà allo spirito – se non alle storie specifiche – del grande classico dei fumetti da cui è tratto il franchise, riuscendo a cogliere discretamente attraverso i dialoghi e le situazioni lo spirito dei personaggi principali.

In conclusione, un mix interessante – anche se, come già detto, non certamente da storia del cinema – , che dimostra (forse

inconsapevolmente, purtroppo) come si possano in effetti legare bene aspetti che tradizionalmente, in questo filone cinematografico, tendevano ad escludersi vicendevolmente, come l’attenzione alla spettacolarizzazione visiva, che tendeva a diventare troppo spesso

fine a se stessa, e l’aderenza ad un prodotto-film dotato di una struttura, di un filo di dialoghi, vicende e situazioni ben strutturato, secondo principi coerenti e godibile per lo spettatore e per l’occhio critico. Insomma, risultato interessante: lo prendiamo come un primo passo verso una strada sempre più positiva, in cui anche i film di supereroi avranno un loro fondamento strutturale.

Ultima nota decisamente interessante: Scarlett Jhoansson nei panni di Black Widow (Vedova Nera) e del suo alter-ego Natasha Romanova, agente segreto alle dipendenze di un’agenzia para-governativa e doppiogiochista a fin di bene all’interno delle industrie Stark, è davvero memorabile; nulla da eccepire, perfettamente nel personaggio (molto semplice, per la verità), e soprattutto uno spettacolo per il pubblico, prevalentemente maschile.

Ivan Zuccon e l’Horror indipendente

Intervista molto interessante al regista italiano di horror indipendente Ivan Zuccon, che come spesso capita è molto conosciuto oltre i confini italiani, ma trova poco spazio e poca distribuzione nel nostro paese.

Riproponiamo l’intervista di Giulio DeGaetano, tratta dal sito Indie Horror:

Ivan Zuccon rappresenta buona parte del cinema italiano di oggi (e di ieri): ignorato in patria ma acclamato all’estero. Sembra incredibile, e ne troverete conferma nelle sue parole, come ci si debba rassegnare ad una distribuzione nazionale, dovendo puntare sin dall’inizio al mercato europeo (prima) ed americano (poi) senza potersi minimamente guardare intorno. COLOUR FROM THE DARK è il suo ultimo lavoro, un ulteriore passo avanti dopo film come NYMPHA e LA CASA SFUGGITA, che adesso è stato esportato in dvd in America … mentre in Italia continua a non parlarsene. I caratteri che muovi sullo schermo sembrano animati da un impulso primordiale (la cieca fede di Geremia in Nympha, oppure il male insinuato nella carne della protagonista de Il colore venuto dallo spazio), sembra quasi che ti affascini il lato più istintivo (e bestiale) dell’uomo. Diciamo che cerco di mettere in contrapposizione i due elementi primari che muovono le azioni e i comportamenti umani: l’istinto e la ragione. In realtà non sono affascinato dai comportamenti bestiali degli uomini, ne sono spaventato. Certo è che dovendo raccontare storie di paura viene logico per me raccontare ciò che mi spaventa realmente, da ciò la presenza di questi elementi primari nei miei film. In Colour From the Dark per esempio la “ragione” è bel rappresentata dal personaggio di Pietro, con la sua solidità morale, con la sua caparbietà nel cercare di capire con l’ausilio della logica tutto il male che si sta scatenando nella sua famiglia. Lucia invece incarna le pulsioni più selvagge, rappresenta la ragione che soccombe agli istinti più biechi e violenti. Alla fine di tutto la ragione verrà schiacciata dal male che sovrasterà tutto e tutti, degradando e corrompendo ogni cosa. Hai sempre saputo dosare lo splatter (Bad Brains) con l’orrore gotico e suggestivo (Il colore venuto dallo spazio), oltre a dirmi quali cineasti (italiani e non) ti hanno influenzato in entrambi i filoni, a quale di questi due elementi preferisci dare risalto? Non amo molto lo splatter. Quando l’esibizione dell’effetto di make-up è gratuito e fine a se stesso a me non piace, e cerco di tenere bene a mente questo aspetto nei miei lavori. Credo che in COLOUR FROM THE DARK ci sia un buon equilibrio tra ciò che si mostra e ciò che si fa intuire, senza eccedere nell’effettaccio ma senza nemmeno essere troppo conservativi. Quanto ti influenza la letteratura, che sia orrorifica o meno? Quale romanzo stai leggendo attualmente? Diciamo che l’aspetto estetico mi viene influenzato dalla visione di opere cinematografiche, mentre l’elemento contenutistico spesso mi viene suggerito dalle mie letture. I miei scrittori preferiti di sempre sono William Burroughs e James Ballard. Ultimamente purtroppo non riesco a leggere molto, e nemmeno a vedere molti film horror. Dopo la nascita di mia figlia Miriam mi vedo costretto (anche se è un sacrificio che faccio con piacere) a vedere molti cartoni animati e leggere tante fiabe. Visti in modo intensivo e con gli occhi dell’adulto i cartoons sono una esperienza strana. L’uso della violenza nei programmi per bambini è portata all’estremo, ma privata della sofferenza. E’ curioso vedere personaggi picchiati a raffica senza che questi ne portino le conseguenze. Non so se questo influenzerà in qualche modo i miei lavori futuri, ma non è escluso. L’ultimo romanzo che ho letto e che ha in qualche modo a che fare con l’horror è “La Voce Dentro” di Sara Gran. Un bel libro asciutto e diretto con una scrittura ed una visione molto cinematografica. Che approccio segui quando decidi di dedicarti ad un nuovo film? Leggi script preparati da altri, guardi cosa ti ruota intorno e impugni la penna … Un po’ tutte e due le cose. Leggo script che mi vengono recapitati che però, in genere, non mi attraggono molto, sembra che i nuovi autori si gettino troppo nello spatter e dimentichino l’importanza delle storie e dei personaggi. Se prendo in mano la penna è solo per stendere dei soggetti, poi mi affido a sceneggiatori di fiducia per lo sviluppo. La scrittura non è la mia passione, ma a volte per dare sfogo alle mie idee mi vedo costretto a scrivere storie di mio pugno. Abbiamo assistito a diversi filoni horror che hanno spopolato in determinati periodi in base ai gusti dei fan (si pensi allo splatter anni ’80 o al teen-horror lanciato da Scream), tutt’oggi siamo in balia della remake-mania. Quando pensi finirà questo ennesimo corso, e quale sarà il prossimo secondo te? Ti assicuro che se sapessi quale sarà il prossimo filone di successo avrei già in cantiere un film, pronto per cavalcare l’onda prima di tutti, ma i trend sono difficili da predire. Il tempismo poi è fondamentale, magari fai un film che affronta tematiche che poi saranno di successo, ma se lo fai troppo presto non se ne accorge nessuno, se lo fai troppo tardi sei uno che copia e se non lo fai sei uno snob. L’ideale è sempre seguire il proprio istinto, nella speranza che qualcuno si accorga del tuo lavoro e lo apprezzi, contribuendo a renderlo popolare e noto al grande pubblico. Recentemente intervistando Joe R. Lansdale la discussione è virata dall’orrore di celluloide a quello quotidiano, basta alzare lo sguardo per vedere come la crisi economica e l’instabilità politica/sociale stiano destabilizzando la Terra. Le sommosse contro il G20 oppure il missile lanciato dalla Corea del Nord verso est lasciano pensare; qual è la tua opinione in merito (non limitandoci solo a questi singoli casi)? Purtroppo è una ovvietà, ma è anche la cruda verità: l’orrore quotidiano, quello della vita vera, è sempre molto peggiore e drammatico e terrificante di quello inventato per lo schermo. Ma la paura cinematografica non mira allo sconvogimento dell’animo umano, ma alla riflessione su ciò che ci lascia sgomenti. Da questo punto di vista ritengo che il genere horror sia una cosa seria ed abbia una importanza rilevante per la società. Molti lo etichettano come “roba da adolescenti”, e in parte forse lo è, magari per quel che rigurada film seriali come la saga di SAW per esempio. Ma se ci soffermiamo sulle molte opere d’autore di genere horror, scopriamo quanto queste affrontino tematiche importanti utili alla comprensione delle pulsioni più recondite dell’animo umano. Quali sono i film di genere non horror che ti hanno più colpito negli ultimi mesi? Cosa pensi, inoltre, dei casi Gomorra e Il Divo che hanno “esportato” tematiche sociali italiane all’estero? Penso molto bene dei due film Italiani da te citati, ma penso altresì che si dovrebbe dare maggior risalto anche alle cosiddette opere di fantasia e di genere fantastico in Italia, invece che spingere sempre il pedale dell’acceleratore su film di impianto sociale. Il cinema è anche fantasia, creazione di mondi immaginari, siano questi meravigliosi o terrificanti. Noi Italiani i generi li abbiamo sempre raccontati con maestria e spesso li abbiamo reinventati, non capisco quindi tutto questo atteggiamento di rifiuto da parte degli addetti ai lavori. Film non horror che mi hanno colpito negli utlimi mesi? Molti, e siccome ultimamente vedo solo film non horror rischierei da fare una lista lunghissima. Di recente ho visto Ombre dal profondo con Kevin Spacey, un film notevole e di grande atmosfera. Ho trovato interessante anche Non è un paese per vecchi dei fratelli Coen, anche se non mi ha fatto impazzire come invece è accaduto a quasi il mondo intero. Come stai promuovendo il tuo (ottimo) Il colore venuto dallo spazio? Ci parli anche delle difficoltà che sicuramente hai incontrato (e stai incontrando) per la distribuzione in Italia? COLOUR FROM THE DARK sta andando molto bene all’estero. A Marzo esce in dvd negli States e recentemente, per le festività di Halloween, è uscito in alcune sale cinematografiche americane. Il discorso italiano ormai io non lo affronto nemmeno più. Distributori e produttori italiani continuano ad ignorarmi. Bene, ne prendo atto e io faccio esattamente la stessa cosa. Ci ignoriamo reciprocamente, per me è un capitolo chiuso. Ti lascio queste ultime righe per lasciare un messaggio/consiglio ai giovani cineasti che bazzicano su IndieHorror. Ai giovani registi dico che incontreranno molti ostacoli, e che i dispiaceri saranno molti di più delle soddisfazioni, ma se la loro vocazione è quella di essere dei cineasti allora non devono mollare mai e credere sempre nelle loro idee … sempre.

Fonte: Indie Horror

Festival del Cinema Indipendente – a Foggia la IX Edizione

Sarà una giuria tecnica, presieduta dalla regista Maria Sole Tognazzi e composta dalla scrittrice Cinzia Tani, dal produttore Alessandro Bonifazi e dalle attrici Alessia Barela e Francesca Figus a valutare i 12 film in gara, che verranno proiettati nelle sale cinematografiche “Falso Movimento” e “Laltrocinema: “Mar Nero” di Federico Bondi, “Il sogno nel casello” di Bruno De Paola, “Polvere” di Massimiliano D’Epiro e Danilo Proietti, “L’uomo fiammifero” di Marco Chiarini, “Il sole di Nina” di Marco Arturo Messina, “Per Sofia” di Ilaria Paganelli, “Dall’altra parte del mare” di Jean Sarto, “Sogno il mondo il venerdì” di Pasquale Marrazzo, “Aria” di Valerio D’Annunzio, “Brokers-Eroi per gioco” di Emiliano Cribari, “Tutti intorno a Linda” di Barbara e Monica Sgambellone, “Aspettando il Sole” di Ago Panini.

I lungometraggi, quest’anno, concorreranno anche all’attribuzione del “Premio della Critica”, assegnato dalla giuria presieduta da Michele Causo, critico cinematografico, e dai giornalisti Vito Attolini (La Gazzetta del Mezzogiorno) e Alessandra Benvenuto (Il Corriere del Mezzogiorno). Il pubblico potrà votare on-line il film preferito sul sito ufficiale.

Crediamo molto nel cinema di qualità, che non trova sufficiente visibilità nelle sale per meccanismi legati alla distribuzione”, ha precisato il Presidente della Provincia di Foggia Antonio Pepe.

Ha sottolineato invece il lavoro di rete l’assessore provinciale alla Cultura Billa Consiglio: ”Questa edizione si caratterizza anche per il pieno coinvolgimento di numerosi istituzioni, enti e professionalità, in una logica di condivisione”.

I due direttori artistici si sono soffermati invece sulla necessità del Festival di diventare sempre più punto di riferimento e di confronto per tutti coloro che hanno voglia di fare cinema, dando spazio ai giovani autori emergenti.

Molti gli eventi speciali in programma: cresce l’attesa per la presentazione di “Zemanlandia”, il documentario di Giuseppe Sansonna sugli anni d’oro del Foggia Calcio – prodotto dalla Showlab in collaborazione con la Fly Film e con il sostegno dell’Assessorato allo Sport della Provincia di Foggia – in programma lunedì 30 novembre, con una doppia proiezione alle 19 e alle 22 al cinema “Cicolella”. I protagonisti del documentario interverranno anche alla proiezione presso la Casa Circondariale di Foggia.

Sempre più ricca anche la sezione in concorso “La mente al cinema”, a cura di Antonello Bellomo, docente della Cattedra di Psichiatria dell’Università degli Studi di Foggia e di Luigi Starace, Direttore dell’Associazione di Promozione Sociale “Stigmamente.it”.

Ben 19 i lavori in gara nella categoria riservata a fiction, documentari e docu-fiction sul disagio psichico e lo stigma sociale. Tra gli altri eventi speciali che qualificano questa edizione, anche la sezione fuori concorso “Storie dal territorio”, in programma il 1° dicembre a Laltrocinema, a partire dalle 18, riservata agli autori locali che hanno ottenuto riconoscimenti a livello nazionale.

Una mini-maratona di proiezioni, dedicata ai talenti del territorio, con la proiezione delle opere di Cosimo Damiano Damato, Ferruccio Castronuovo, Pino Bruno e Anna Rita Caracciolo.Ricco il programma anche delle altre sezioni in gara: “Corti del Territorio”, riservata ad opere di fiction realizzate da autori pugliesi, oppure girate in Puglia, con dodici lavori selezionati su 37 opere. “Cortissimi” e “Videoclip” saranno proiettati sabato 28 e domenica 29 novembre, rispettivamente alla “Taverna del Gufo” e al “Moddy Jazz Cafè”.

Ottimo il successo riscosso dalle attività didattiche per gli studenti, con proiezioni e stage mattutini: sono oltre 1.500 i ragazzi che parteciperanno al fitto calendario di eventi per le scuole, fra cui l’incontro con la scrittrice Cinzia Tani, in collaborazione con il Club Unesco di Foggia. Una sezione fuori concorso sarà “Festival a mezzanotte: tre passi nel mistero”, ciclo di proiezioni dedicato all’horror e al mistero.

Verranno proposte, da mercoledì 2 a venerdì 4 dicembre, tre pellicole: in anteprima nazionale “Pandemia” di Lucio Fiorentino,“In the market” di Lorenzo Lombardi, “Smile” di Francesco Gasperoni.

Molto articolato anche il programma del “Festival in provincia”, che farà tappa in ben 23 Comuni della Capitanata.

Zombieland – il ritorno degli zombie di una volta…

fonte immagine: Mymovies.it

Il cinema aveva un disperato bisogno di un film come Zombieland. Purtroppo il destino avverso ed il fato malvagio costringono il pubblico italiano a beccarsi il “day and date” solo per pellicole come 2012Twilight: New Moon, ma non per questo “fottuto capolavoro” che riscatta anni e anni di produzioni zombesche banali, didascaliche, piatte e poco ispirate. Forse, arriverà anche nelle nostre sale. Intanto, in America, è già un film di culto (per quanto possa essere insopportabile questa espressione) e non potrebbe essere altrimenti.

Il paese è nel caos, ci sono gli zombie (di tipologia A). Columbus (un meraviglioso Jesse Eisemberg, ancora bravissimo dopo l’ottimo Adventureland) è un incrocio tra un nerd ed un geek che passa le serate giocando a World of Warcraft, mangiando pizza e sognando l’amore della vita. Il suo incubo si materializza quando  all’improvviso, un bella bionda bussa alla sua porta perché attaccata da un uomo che ha cercato (riuscendoci) di morderla. Troppo bello perché sia vero e infatti la mattina seguente la gnocca si rivela infetta, animata da istinti omicidi e Columbus è costretto a fuggire dalla sua città. Il mondo è sottosopra, il virus dilaga ovunque e l’avventura ha inizio.

Ironizzare sugli zombie non è cosa facile, in passato abbiamo avuto eccellenti parodie del genere “inventato” o, meglio, sdoganato e aperto alla massa (cinematograficamente parlando) dal buon vecchio Romero, con minicapolavori come Shaun of the Dead e molti esempi meno felici come il deprimente Maial ZombieZombieland è una commedia riuscita, la dimostrazione che quando ci sono le idee non c’è genere che non possa essere rivitalizzato e lancia tra le stelle Ruben Fleischer, regista che potrebbe seguire le orme di Jack Snyder, anch’esso assurto a fama internazionale grazie al bel remake de L’alba dei morti viventi. Zombieland è un concentrato di ideecome non se ne vedevano da un po’ di tempo. L’amalgama tra gli attori (Woody Harrelson, nella parte di cacciatore di zombie, Abigail Breslin ed Emma Stone, una coppia di sorelle poco raccomandabili che andranno a formare una sorta di famiglia disfunzionale con gli altri due protagonisti) è ottimo, le trovate registiche sono apprezzabili, il ritmo é frenetico, il film dura il giusto (80 minuti) e può fregiarsi del miglior cameo degli ultimi anni (se non di sempre) che sarebbe delittuoso spoilerare in questa sede. Se a questo aggiungiamo i geniali i titoli di testa, i migliori dell’anno dopo quelli, oggettivamente insuperabili, di Watchmen, abbiamo un quadro complessivo entusiasmante. Che permette anche una riflessione su come si sia evoluto il genere zombesco (zombico?) nel corso degli anni.

Al cinema si videro la prima volta nel 1932, in White Zombie, con l’indimenticabile Bela Lugosi, ma assursero a simbolo di una generazione solo con i film di Romero, primo artista a conferire loro un preciso significato socio-politic-cultural-allegorico con “l’attacco al centro commerciale” (topos classico ripreso recentemente anche dalvideogioco Dead Rising). Oggi i veri protagonisti delle pellicole di questo genere sono sempre e comunque gli esseri umani: ok, Zombieland è una (meravigliosa, capito?) commedia e non richiede cervellotiche introspezioni psicologiche nè seriose esegesi, ma a ben vedere anche i recenti 28 giorni dopo, Resident Evil & compagnia (Bella? Brutta? Decidete voi) mettono in secondo piano gli infetti/morti viventi etc. A quando la definitiva resurrezione? Intanto, allacciatevi le cinture e godetevi lo spettacolo.

Fonte: Wired.it

La natura del cinema – lo spazio nel cinema

a cura di Boudu e Fulvio Baglivi

LA NATURA DEL CINEMA

24, 25, 26 novembre 2009

CINETECA NAZIONALE  – CINEMA TREVI
vicolo del Puttarello, 25    Roma, Fontana di Trevi

L’esperienza dello spazio nel cinema di John Ford e Jean Marie Straub-Danièle Huillet. La Natura del Cinema nel vivere la Natura delle Cose attraversando il mondo, lo spazio vasto della Monument Valley ed il bosco di Buti.

“Si, amo la Monument Valley e la riserva Navajo. Mi piace girare laggiù. Sono praticamente uno dei loro, qualcosa come un capo adottivo. In realtà sono il solo che lasciano girare nei luoghi segreti e sacri, là dove i loro morti sono seppelliti, sui luoghi dei loro combattimenti eroici. Non lasciano penetrare nessun altro in quei luoghi, sapete, sono gente molto indipendente e selvatica, un buon popolo; loro non sono mai stati vinti. […]

Quando voglio andare in vacanza torno a girare nella Monument Valley. È un luogo magnifico, selvaggio e solitario; mi piace molto impregnarmi dell’ambiente di un luogo prima di girare. Sicuro organizzo in precedenza i punti essenziali del film, ma all’interno di un quadro preciso mi affido molto all’istinto, soprattutto in ciò che concerne la scelta dei luoghi del “tournage”. Se, per esempio, c’è qui un fiume, un albero, con lo sfondo delle montagne, e se a lato tutto è piano, tu piazzi la macchina dove è più bello e girate ciò che, sullo schermo, sapete che verrà meglio. Esperienza e istinto: è tutto. Ogni volta, però, i problemi tornano nuovamente.” John Ford

“In uno spazio naturale, si tratta di creare un’architettura, altrimenti non esiste. Come faceva Fritz Lang. C’è lì un vecchio lavatoio ricoperto di muschio, una costruzione degli uomini, che non serve più da almeno quarant’anni, con tubi che portavano l’acqua più in basso nella forra, e tutti gli assistenti volevano toglierli, proprio quello che non bisogna fare! Poi c’erano dei muri e alcuni alberi abbattuti, alcuni dalla tempesta, che il contadino voleva togliere, e gli abbiamo detto di non toccarli. Quando si dispone di uno spazio come quello, bisogna trovare tre punti di caduta, e fare in modo che questo spazio diventi un’architettura, senza farsi affascinare dai tronchi d’albero o cose così. Ho fatto questo film perché conoscevo questo pendio da due anni e mezzo, perché situato proprio sotto la casa che il teatro di Buti ci aveva trovato per viverci con le nostre bestiole. Giravo intorno e non avevo mai avuto il  coraggio di scendervi. All’inizio abbiamo cercato di trovare un luogo che sarebbe stato più “naturalista”, poi ho smesso con queste stupidaggini e finalmente sono sceso, me ne sono innamorato e questo vallone è diventato il personaggio principale del film: ecco una risposta concreta che no sarebbe dispiaciuta a JohnFord!” Jean-Marie Straub a proposito di Operai, contadini

Esperienza
Tutti i luoghi che ho visto,
che ho visitato,
ora so – ne son certo:
non ci sono mai stato.

Giorgio Caproni, 1972

martedi 24

ore 20.00

Le streghe (2009)

Le Streghe

Le Streghe

Regia: Jean-Marie Straub; testo: dal dialogo Le streghe inDialoghi con Leucòdi Cesare Pavese;

sceneggiatura: J.-M. Straub; fotografia: Renato Berta, Jean-Paul Toraille, Irina Lubtchansky; suono: Jean-Pierre Duret, Dimitri Haulet, Jean-Pierre Laforce musica: Ludwig van Beethoven; montaggio: Catherine Quesemand; interpreti: Giovanna Daddi, Giovanna Giuliani; origine: Italia/Francia; produzione: Straub-Huillet, Teatro Comunale Francesco di Bartolo di Buti, Martine Marignac, Pierre Grise Productions, Studio National des Arts Contemporains; durata: 21’ prima edizione  Copia proveniente dalla Cineteca di Bologna

«CIRCE – …Mi ha chiamata coi nomi di tutte le dee, delle nostre sorelle, coi nomi della madre, delle cose della vita. Era come una lotta con me, con la sorte. Voleva chiamarmi, tenermi, farmi mortale. Voleva spezzare qualcosa. Intelligenza e coraggio ci mise – ne aveva – ma non seppe sorridere mai. Non seppe mai cos’è il sorriso degli déi – di noi che sappiamo il destino» (Cesare Pavese, Le Streghe, in Dialoghi con Leucò, 1947).

a seguire

Quei loro incontri (2005)

Quei Loro Incontri

Regia: Jean-Marie Straub e Danièle Huillet; testo: dagli ultimi cinque dialoghi da Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese; sceneggiatura e montaggio: D.Huillet, J.-M. Straub; fotografia: Renato Berta, Jean-Paul Toraille, Marion Befve; suono: Jean-Pierre Duret, Dimitri Haulet, Jean-Pierre Laforce; musica: Gustav Mahler, Heinrich Shutz; interpreti: 1) Angela Nugara, Vittorio Vigneri; 2) Grazia Orsi, Romano Guelfi; 3) Angela Durantini, Enrico Achilli; 4) Giovanni Daddi, Dario Marconcini; 5) Andrea Bacci, Andrea Balducci; origine: Italia/Francia; produzione: Straub-Huillet, Teatro Comunale Francesco di Bartolo di Buti, Martine Marignac, Pierre Grise Productions, Le Fresnoy: Studio National des Arts Contemporains; durata: 65’

Copia proveniente dalla Cineteca di Bologna

Uno dei capolavori più definitivi di Danièle Huillet e Jean-Marie Straub, dagli ultimi dialoghi di “Dialoghi con Leucò” di Pavese, è il raggelante, tenero, duro e lucido scambio impari e spietato tra ‘gli uomini e gli dei’. Ultimo film girato da Danièle Huillet.

ore 21.30

Ombre rosse (Stagecoach, 1939)

Ombre Rosse

Regia: John Ford; sceneggiatura: Dudley Nichols, Ben Hecht (dal racconto Stage to Lordsburg di Ernest Haycox); fotografia: Bert Glennon; musica: W. Franke Harling, Leo shuken Shore, Gerard Carbonara, John leipold Kohout, Richard Hageman, Louis Gruenberg; montaggio: Dorothy Spencer, Walter Reynolds ; interpreti: John Wayne, Claire Trevor, John Carradine, Donald Meek, Louise Platt; origine: USA; produzione: John Ford, Walter Wanger; durata: 97’

Verso il 1880 una diligenza trasporta una prostituta, un dottore alcolizzato, la moglie incinta di un ufficiale, un sudista rovinato, un banchiere ladro, un rappresentante di whisky e uno sceriffo. Per strada si aggiunge l’uomo che questi ricerca… Primo film di Ford girato nella Monument Valley.

mercoledì 25

ore 17:00

Il ginocchio di Artemide (2008)

Regia: Jean-Marie Straub; testo: dal dialogo La belva in Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese; sceneggiatura: D.Huillet, J.-M. Straub; fotografia: Renato Berta, Jean-Paul Toraille, Marion Befve; suono: Jean-Pierre Duret, Dimitri Haulet, Jean-Pierre Laforce montaggio: Nicole Lubtchansky; musica: Gustav Mahler, Heinrich Shutz; interpreti: Dario Marconcini, Andrea Bacci; origine: Italia/Francia; produzione: Straub-Huillet, Teatro Comunale Francesco di Bartolo di Buti, Martine Marignac, Pierre Grise Productions, Studio National des Arts Contemporains; durata: 26’ (prima edizione) Copia proveniente dalla Cineteca di Bologna

Quando ripensi nottetempo alla radura che hai veduto e traversato di giorno, e là c’è un fiore, una bacca che sai, che oscilla al vento, e questa bacca, questo fiore, è una cosa selvaggia, intoccabile, mortale, fra tutte le cose selvagge? Capisci questo? Un fiore che è come una belva? Compagno, hai mai guardato con spavento e con voglia la natura di una lupa, di una daina, di una serpe?» (Cesare Pavese, La belva, in Dialoghi con Leucò, 1947).

a seguire

La carovana dei Mormoni (Wagon Master 1950 )

Regia: John Ford; sceneggiatura: Frank S. Nugent, Patrick Ford; fotografia: Bert Glennon; musica:Richard Hageman; montaggio: Jack Murray ; interpreti: Ben Johnson, Joanne Dru, Harry Carey Jr., Ward Bond; origine: USA; produzione: John Ford, Merian C. Cooper, Argosy Pictures , RKO; durata: 86’

Nel 1870 una carovana di Mormoni è diretta nello Utah, a guidarla ci sono due giovani allevatori di cavalli. Indiani e banditi provano a fermare il loro cammino. Il film segna il ritorno di Ford nella Monument Valley dopo Ombre rosse, altri esterni furono girati nella Professor Valley nello Utah.

ore 19.00

Operai, Contadini (2001)

Regia: Jean-Marie Straub e Danièle Huillet; testo: dal romanzo Donne di Messina di Elio Vittorini e altri testi dello stesso autore; sceneggiatura e montaggio: D.Huillet, J.-M. Straub; fotografia: Renato Berta, Jean-Paul Toraille, Marion Befve; suono: Jean-Pierre Duret, Dimitri Haulet; musica: Dalla Cantata 125 di J-S Bach; interpreti: Angela Nugara, Giacinto Di Pascoli, Giampaolo Cassarino, Enrico Achilli, Angela Durantini, Martina Gionfriddo, Andrea Balducci, Gabriella Taddei, Vittorio Vigneri, Aldo Fruttuosi, Rosalba Curatola, Enrico Pelosini, “Il Seracino” Marcello Landi; origine: Italia/Francia; produzione: Straub-Huillet, Teatro Comunale Francesco di Bartolo di Buti, Martine Marignac, Pierre Grise Productions, Le Fresnoy: Studio National des Arts Contemporains; durata: 123’

“È una storia di rifugiati del dopoguerra, tra cui alcuni siciliani, che si incontrano tra Bologna e Modena e cercano di sopravvivere. È un racconto d’inverno, una storia che si narra vicino al fuoco, come in tutti i nostri film, ma qui è raccontata sotto il sole e gli alberi. Il terzo aspetto del film è che si tratta di un film dell’orrore, la storia di un inverno che si è trasformato in orrore.” J-M Straub

ore 21.30

Joachim Gatti, Variation de lumiére (2009)

Regia: Jean-Marie Straub; testo: da discorso sulla diseguaglianza degli uomini di Jean Jacques Rousseau e Jean-Marie Straub; fotografia : Renato Berta ; origine : Italia/Francia ; durata : 1’40’’

Joachim Gatti ha perso un occhio durante uno scontro con la polizia francese, il film di Straub farà parte di un DVD collettivo in suo sostegno che è in lavorazione in Francia.

a seguire

Sfida infernale (My Darling Clementine, 1946)

Regia: John Ford; sceneggiatura: Samuel G. Engel, Winston Miller (da un soggetto di Sam Hellman); fotografia: Joseph McDonald; musica:Ciril J. Mockridge; montaggio: Dorothy Spencer ; interpreti: Henry Fonda, Linda Darnel, Victor Mture, Cathy Downs; origine: USA; produzione: Samuel G. Engel, 20th Century Fox; durata: 97’

La storia di Wyatt Earp e dei suoi giorni a Tombstone: l’amicizia con il tubercolotico “Doc” Holloday e la famosa sfida all’OK Corral. Sfida Infernale è il rifacimento personalizzato di Frontier Marshal (1939) di Allan Dwan ma è solo dopo il film di Ford che la storia di Wyatt Earp è diventato un classico ripreso più volte negli anni successivi da diversi cineasti. Tutti gli esterni furono girati nella Monument Valley.

giovedì 26

ore 17.00

I dannati e gli eroi (Sergeant Rutledge, 1960)

Regia: John Ford; sceneggiatura: Samuel G. Engel, Winston Miller (da un soggetto di Sam Hellman); fotografia: Joseph McDonald; musica:Ciril J. Mockridge; montaggio: Dorothy Spencer ; interpreti: Henry Fonda, Linda Darnel, Victor Mture, Cathy Downs; origine: USA; produzione: Ford Productions, Warner Bros.; durata: 111’

Intorno al 1880 un giovane tenente difende il sergente di colore Braxton Rutledge ingiustamente accusato di stupro. Incrocio tra il genere processuale e il western, con gli esterni girati nella Monument Valley. Violento atto di accusa di John Ford all’America razzista e perbenista.

ore 19.00

Umiliati che niente di fatto o toccato da loro, di uscito dalle mani loro, risultasse esente dal diritto di qualche estraneo (Operai,contadini – seguito e fine) (2002)

Regia: Jean-Marie Straub e Danièle Huillet; testo: dal romanzo Donne di Messina di Elio Vittorini e altri testi dello stesso autore; sceneggiatura e montaggio: D.Huillet, J.-M. Straub; fotografia: Renato Berta, Jean-Paul Toraille, Marion Befve; suono: Jean-Pierre Duret, Dimitri Haulet, Jean-Pierre Laforce; musica: Edgar Varèse estratto di Arcana; interpreti: Rosalba Curatola, Aldo Fruttuosi, Romano Guelfi, Paolo Spaziani, Federico Ciaramella, Daniele Vannucci, Enrico Achilli, Martina Gionfriddo, Enrico Pelosini, Angela Durantini, Andrea Balducci, Delando Bernardini, Giampaolo Cassarino, Giacinto Di Pascoli, Gabriella Taddei, Vittorio Vigneti, “Il Seracino” Marcello Landi; origine: Italia/Francia/Germania; produzione: Straub-Huillet, Teatro Comunale Francesco di Bartolo di Buti, Martine Marignac, Pierre Grise Productions, Werner Dütsch, Le Fresnoy: Studio National des Arts Contemporains; durata: 35’

Straub e Huillet proseguono, dopo Operai, contadini, nella personale rilettura del romanzo Donne di Messina di Elio Vittorini, che racconta la storia di una comunità sorta in Italia nel secondo dopoguerra, formata da operai e contadini, e costituita da persone di diversa provenienza. Il suo scontro con una prassi economica e politica ne determina la fine.

 

Fonte: Boudu

Terry e Silvio, insieme per il cinema

Silvio Mason, giovane cineasta che vive a Como, sta ultimando la lavorazione di questo divertente mediometraggio sulla storia di Terry, bellissima gattina che vive con lui; per l’appunto, “Terry, una gatta per il successo”
Il rapporto fra i due e’ molto intenso, ma anche molto naturale, tanto che questa bellissima gatta, da lui adottata qualche tempo fa, si sposta con lui, in lunghe passeggiate per le vie del centro di Como, oppure, quando Silvio e’ al lavoro, se ne va in giro per le piazzette e le vie della citta’ per tornare quando ha voglia di stare con il suo umano.
Proprio la spontaneita’ di questo rapporto e’ alla base dell’idea che ha fatto nascere il film, storia di fiction di uno stilista che ha perso la propria vena creativa e che riuscira’ a trovare di nuovo l’ispirazione grazie all’intervento di questa gattina un po’ speciale e del suo talento nascosto – oltreche’, ovviamente, all’affetto che lega i due -. Nella storia di Silvio sono presenti moltissimi elementi autobiografici di vita quotidiana, un rapporto costruito giorno dopo giorno nel rispetto reciproco: Terry e’ in effetti la grande fonte di ispirazione del cineasta, proprio come lo e’ per il suo personaggio, la grande spinta che ha portato Silvio ad impegnarsi fortemente per produrre e distribuire con le proprie forze un’idea creativa e intelligente, oltre ad un film ben realizzato e pensato; a dimostrazione, ancora una volta, della grande voglia di creare cinema di molti giovani autori italiani, e della grande forza delle produzioni autonome, che partono dal basso, non potendo spesso accedere ai grandi circuiti produttivi sempre troppo chiusi per gli autori emergenti.
Il trailer di “Terry – una gatta per il successo” e’ stato presentato a Catania al Trailer Film Festival, mentre il film e’ previsto in uscita per dicembre 2009.
Per informazioni sul film, sulla produzione e sulle proiezioni, vi invitiamo a visitare il sito www.terrymovie.com