Macelleria sociale

Siamo un non-paese,una finta nazione,una pseudo-società e a ricordarcelo,senza rendersene conto,è chi ne approfitta per le sue sparate (appunto,il partito dell’amore).Abbiamo distrutto un paio di generazioni,costringendole a campare senza prospettive a casa delle loro famiglie,ma non vogliamo cambiare una virgola del sistema economico e politico che ha prodotto questo scempio.
Quindi?Fomentazione del conflitto generazionale,in questo caso,della guerra tra poveri in un altro,insulti e minacce verbali una volta agli uni(bamboccioni, fannulloni),una volta agli altri(stavolta,i pensionati,ieri la sinistra che,parole sue,del ministro del partito dell’amore,dovrebbe andare a morire ammazzata).E il popolo,spettatore affamato,che reagisce come il cane di Pavlov:abbaia una volta contro uno,una volta contro l’altro.

Mi chiedo:quanti sono coloro i quali si rendono conto che queste sparate accoppiano capre e cavoli,distraggono dai problemi che pretendono di affrontare e fanno male alla società?Abbiamo affidato i destini di milioni di persone a prestigiatori e imbonitori,ce ne accorgeremo tardi,del tempo perso appresso a queste sparate.Brunetta parla tanto per parlare e ottenere visibilità da parte dei media.I giovani non vogliono l’elemosina da parte di un governo che un giorno dice una cosa ed il giono dopo se la rimangia,vogliono lavoro,ma lavoro vero e non poche ore al giorno e per qualche mese e poi a spasso.Un lavoro che offra dignità nel vivere,che dia la possibilità di programmare il proprio futuro,di poter avere una casa ed una famiglia.

Le risorse ci sono,basterebbe far pagare le tasse a tutti e combattere seriamente e una volte per tutte la piaga dell’evasione,cosa che il governo Berlusconi si guarda bene di fare perchè è consapevole che una buona parte del suo elettorato è composta da evasori grandi e piccoli che,stimolati anche dalle affermazioni di Berlusconi,non vogliono pagare il dovuto per sostenere le spese dello Stato.
Altre fonti di spreco del denaro pubblico si possono individuare con facilità come per esempio le spese per gli enti inutili,per la pletora di parlamentari compresa una drastica riduzione dello stipendio.Brunetta lo sa ma anche lui fa parte della casta e non ha nessuna intenzione di rinunciare alla abbuffata,come dimostra il fatto che vuole contemporaneamente fare il sindaco di una grande città senza abbandonare la poltrona da parlamentare interpretando forzatamente a suo favore una legge che lo vieta.Meglio allora spolpare i pensionati,tanto sono vecchi ed hanno poche esigenze.Ma fino a quando dovremo sopportare uno così?
Non bisogna essere dei maghi della finanza per sapere che i genitori, in buona parte, già oggi stanno aiutando i figli ad uscire di casa e a mantenersi, contribuendo a pagare affitti stratosferici che certo un lavoro precario non può garantire (perchè esiste il lavoro precario a 1000 euro al mese anche dopo 3,4,5,6,7 anni di precariato, altro che favola che dopo 2 anni la maggioranza dei precari viene stabilizzata). E il ministro cosa pensa, di togliere ai genitori pensionati per dare ai loro figli? Ma si vergogni, pensi piuttosto a tassare le rendite e le grandi ricchezze, a colpire gli evasori, altro che scudo fiscale. I un paese in cui il 10% della popolazione possiede il 55% della ricchezza, non dovrebbe essere difficile. Più equità Brunetta, meno elemosina e meno guerra tra poveri.
Ha del genio l’aspirante Ministro-Sindaco, non c’è che dire! Dapprima ipotizza una legge che costringa i “bamboccioni” a uscire di casa. Poi parzialmente si ravvede, rammentandosi egli che il governo “iberale” di cui fa parte non deve/non può intervenire nei comportamenti individuali: e allora ridimensiona il tutto a mera “provocazione”, se non altro per vedere le reazioni o il dibattito che induce. Poi gli viene la grande idea: 500 euro al mese a chi esce di casa! Da reperire dove? Ma è semplice, suvvia! agendo ancora sulle pensioni di anzianità, secondo il motto “Meno ai padri, più ai figli!”.
Idea geniale, davvero, dato che già avendo il governo Berlusconi (come del resto quelli che lo hanno precededuto) inferto qualche colpo al principio dei diritti acquisiti, si può ben rincarare la dose: non sarà qualche astrattezza giuridica a impedire il nobile scopo di liberare i giovani dall’oppressione genitoriale! Rimane un (piccolo) quesito, anzi due (il secondo davvero irrilevante).
Il primo è: il Ministro conosce il costo medio dell’affitto di un minilocale? Il secondo è se il Ministro-Economista si renda conto che, in una economia stagnante, o peggio per un po’ ancora decrescente, l’allungamento dell’età pensionabile rallenterà ancor più l’ingresso nel mondo del lavoro di quei giovani che egli, giustamente, vuole “liberare”. Poiché il Ministro queste cose le conosce benissimo, non resta che dire che egli ha ancora una volta perso l’occasione per tacersi… Oh, povera Venezia!

Fonte: Kliggmagazine

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Zittire Internet per la democrazia

di Francesco De Collibus

Se uno psicolabile scaglia un souvenir contro la faccia del Presidente del Consiglio, è chiaro di chi sia la colpa: di Internet,ovviamente.
E’ dimostrato come Tartaglia abbia organizzato tutto sin dall’inizio attraverso Internet.
Solo attraverso Internet ha potuto comprare dai mercanti d’armi internazionali quei letali ordigni a forma di Duomo, micidiali armi che in nessun caso potevano essere reperite nelle bancarelle di souvenir lì in piazza (1). Attraverso gli inganni di Internet il tentacolare Tartaglia ha poi manipolato gli uomini della scorta, convincendoli che fosse del tutto sicuro lasciar fare un bagno di folla a uno dei leader europei più controversi e contestati del secolo. Dulcis in fundo, solo grazie ai sofisticati algoritmi di puntamento dei centri di calcolo su Internet l’attentatore ha potuto indovinare la traiettoria di quella micidiale palombella. D’altronde la sorte di persone un attimino più concilianti di Silvio, quali Gandhi e Giovanni Paolo II, testimonia che mai e poi mai ai personaggi pubblici in una piazza gremita viene torto un capello (2).

Il problema quindi, secondo il Governo e tutte le persone di buona volontà, è uno solo: bisogna zittire Internet, filtrare, censurare, imporre la mordacchia, mettere il bavaglio (3).
Prima di Internet, infatti, i gesti di violenza politica non esistevano. Umberto I, l’arciduca Massimiliano, JFK, Aldo Moro, Olof Palme sono tutti morti per un incidente sulle montagne russe. Internet infatti è incivile e impedisce alla gente di parlare e confrontare le proprie opinioni. La televisione invece aiuta il confronto e la tolleranza, specie quando due tronisti fanno a botte in prima serata, o Sgarbi azzanna qualcuno alla gola, o Corona frattura una mano (la sua, per fortuna). La televisione è una palestra di democrazia dove possiamo imparare i valori fondanti del vivere insieme, come il colore preferito di mascara di Valeria Marini, i consigli dell’esperto per abbronzare le chiappe, oppure la weltanschauung di Alfonso Signorini declinata su questa edizione del Grande Fratello . Su Wikipedia troviamo solo ciarpame buono per non fare i compiti a scuola, o video di disabili picchiati su youtube, che sia mille volte maledetto chi ha caricato quel video: i ragazzi prima del pestaggio non si erano pettinati.
E’ poi del tutto chiaro che se qualcuno esprime un sentimento sconveniente su Internet, come gioia per la disgrazia capitata, questo sentimento si manifesta solo su Internet e a causa di Internet. Quella stessa persona non esprimerà mai e poi mai la stessa opinione al bar, con gli amici, o in altre sedi. E’ Internet il problema, è Internet che causa il disagio, non, per fare una ipotesi fantasiosa, una azione di Governo rissosa e scellerata.
Inoltre, Internet è in mano a una sola persona, quindi è facile da controllare, perché ha un comitato editoriale che stabilisce cosa può uscire su Internet e cosa no. In televisione invece ognuno può dire le corbellerie che vuole liberamente e questo spiega, ad esempio, gli editoriali di Minzolini.
Internet non fa circolare liberamente le idee.
Internet non avvicina i continenti e i popoli.
Internet non sviluppa il potenziale nascosto delle persone, ovunque esse si trovino.
Internet non è un luogo di confronto e di incontro con gli altri.
Internet non è l’espressione più compiuta della democrazia che il mondo abbia mai visto, come gli antichi Ateniesi neanche se la potevano sognare.
Internet è solo una fucina di terrorismo, un bassofondo in cui si inneggia alla morte del Premier e a un attentatore psicolabile, bassofondo peraltro già ghettizzato dal Decreto Pisanu con la disciplina d accesso alla rete più farraginosa del mondo. Roba che neanche gli USA post-11 settembre del peggiore Bush si potevano sognare.
E’ giusto che il Governo operi un giro di vite di repressione sulle opinioni, cosa che non è per nulla caratteristica dei regimi con problemi di consenso. I “Capi di Internet”, saranno messi alla sbarra: ci rimarrà l’oasi di libertà del TG4, e l’imparzialità degna di Catone del Tg1 e del rinnovato Corriere della Sera. Come dice la pubblicità, una informazione di parte genera persone immobili. L’informazione “imparziale”, come la intendono loro, invece fa girare qualcosa, altroché! A me fa girare le gonadi, per esempio.

NOTE:

1) Sempre attraverso losche aste su Internet il folle si è procurato un altro oggetto esotico: il crocifisso. Questo strambo oggetto che l’attentatore intendeva scagliare contro il Premier è particolarmente raro in Italia, e del tutto introvabile poi negli edifici pubblici.
2) Il personaggio – come si evince da alcune intercettazioni di Tarantini – sembra non credere neppure all’esistenza dell’HIV, probabilmente è convinto della sua invulnerabilità e immortalità personale. Lo sbigottimento sincero, l’incredulità che lo ha preso alla vista del suo stesso sangue è inquietantemente simile a quella di Serse del film 300, quando dall’alto del suo trono semidivino viene ferito dal giavellotto di Leonida, e solo allora realizza di essere mortale.
3) Preoccupazione che il governo condivide con quello delle altri grandi nazioni democratiche che aspiriamo a emulare, Cina, Libia, Iran, Bielorussia, Corea del Nord.

Fonte: http://www.carmillaonline.com/archives/2009/12/003292.html

Alecella #3

Sangue o pomodoro? Merda o Nutella?

Intelligentissimo e lucido articolo della blogger Rita Pani, cui va tutta la mia stima e che ringrazio; lo riporto, di seguito, ovviamente in forma integrale.

– di Rita Pani (APOLIDE) –

Se vi piace … prestate il fianco.
Io però non ci sto. Perdete pure tempo ad analizzare immagini e fotogrammi, frame to frame, indagate, ipotizzate: era passata di pomodoro o sangue? Lasciatevi ingannare, e come al solito guardate il dito che indica la luna. Non vorrete mica cedere alla tentazione di riappropriarvi della politica, in un frangente come questo? Ma quando mai? Più facile e anche divertente, schierarsi in opposte fazioni delle opposte fazioni. Civili buonisti o incivili e soddisfatti? Grazie ma non fa per me. Rivendico con forza la mia scelta di non essere mai complice.

Non è certo se fosse sangue o pomodoro, il problema. Poteva essere anche l’opera capolavoro di Carlo Rambaldi. Il risultato non cambia: da ieri – e chissà per quanto tempo ancora – siamo bersagliati dalla propaganda di regime, e si rischia di caderci dentro con tutte le scarpe. “Il folle, il miracolato, colui che sprezzante del pericolo si getta fuori della macchina per occuparsi del suo aggressore, l’odio e il perdono, le rassicurazioni: non strumentalizzerà l’attentato a fini propagandistici … e tutte le altre panzane che stanno sparando gli italici giornali igienici.” Perché non sfruttare l’occasione di rispondere a queste baggianate con un minimo di lucidità mentale? Perché pensare stanca e soprattutto non paga. Meglio allora lasciarsi andare alla regola “del nulla”: i gruppi su Facebook a sostegno del folle, tutti pazzi per il Duomo, tutti Scherlock Holmes e soprattutto tutti uniti nel deprecare l’odio e la violenza, l’insano gesto.

Peccato non riuscire ad essere una volta sola intellettualmente onesti, avere il coraggio di dire che l’odio c’è, tanto quanto l’istigazione alla violenza. E non da ieri, ma ormai da anni. Vorrei ricordarvi che il tizio ferito del consiglio, iniziò presto a rispondere al malcontento popolare con epiteti quali “coglioni, pezzenti, maleodoranti.” Vorrei anche ricordarvi frasi di eminenti esponenti di questo governo, tipo: “quelli di sinistra devono andare a morire ammazzati; gli atei europei che non vogliono il crocefisso devono morire.” L’odio è cresciuto rigoglioso, concimato dalla fame che incombe in un paese in cui si vuole a tutti i costi negare l’evidenza degli anziani costretti a frugare tra gli scarti delle verdure al mercato, degli esseri umani costretti ad essere schiavi, e non importa più se bianchi o neri, basta che siano abbastanza poveri da sottostare all’imposizione dei padroni che con la fame altrui diventano sempre più ricchi, sfruttandone il bisogno. Ricordiamoci che la risposta del tizio miserabile del governo, alla domanda di futuro del popolo senza lavoro e alla fame, non è stata: “Dateli le brioches,” ma “sono il più bello, sono il più giovane, sono macho, sono il più ricco, sono un super mand (pure ignorante!), sono il più amato, sono immortale, sono superiore, sono unto dal Signore, la povertà è un invenzione della sinistra, i giudici sono comunisti, i giornalisti sono nipoti di Stalin, sono intoccabile.”

Non è grave il fatto che si possa spaccare la faccia a un premier, è grave che a qualcuno venga in mente di farlo, e poco importa che sia pazzo oppure no. Chi è senza peccato scagli il primo Duomo. Vorrei poter vedere da qui, le mani che si alzano lentamente, in risposta a una semplice domanda: “Quanti di voi, sentendosi umiliati e offesi dalle sue parole, hanno pensato almeno una volta, ora spacco la televisione, e magari si sono limitati a spegnerla?” Ecco, se avete pensato di alzarla quella mano, potete anche smetterla di indagare sul come, e magari potreste utilizzare le energie per tentare di capire e raccontare “perché”.

La fame continua oggi ad avanzare a Termini Imerese, dove i lavoratori FIAT sono ormai certi di perdere il lavoro; sarà sangue o pomodoro? Continuiamo a scambiare la merda con la Nutella, e avranno vinto loro.

Fonte: R-Esistenza

Festival del Cinema Indipendente – a Foggia la IX Edizione

Sarà una giuria tecnica, presieduta dalla regista Maria Sole Tognazzi e composta dalla scrittrice Cinzia Tani, dal produttore Alessandro Bonifazi e dalle attrici Alessia Barela e Francesca Figus a valutare i 12 film in gara, che verranno proiettati nelle sale cinematografiche “Falso Movimento” e “Laltrocinema: “Mar Nero” di Federico Bondi, “Il sogno nel casello” di Bruno De Paola, “Polvere” di Massimiliano D’Epiro e Danilo Proietti, “L’uomo fiammifero” di Marco Chiarini, “Il sole di Nina” di Marco Arturo Messina, “Per Sofia” di Ilaria Paganelli, “Dall’altra parte del mare” di Jean Sarto, “Sogno il mondo il venerdì” di Pasquale Marrazzo, “Aria” di Valerio D’Annunzio, “Brokers-Eroi per gioco” di Emiliano Cribari, “Tutti intorno a Linda” di Barbara e Monica Sgambellone, “Aspettando il Sole” di Ago Panini.

I lungometraggi, quest’anno, concorreranno anche all’attribuzione del “Premio della Critica”, assegnato dalla giuria presieduta da Michele Causo, critico cinematografico, e dai giornalisti Vito Attolini (La Gazzetta del Mezzogiorno) e Alessandra Benvenuto (Il Corriere del Mezzogiorno). Il pubblico potrà votare on-line il film preferito sul sito ufficiale.

Crediamo molto nel cinema di qualità, che non trova sufficiente visibilità nelle sale per meccanismi legati alla distribuzione”, ha precisato il Presidente della Provincia di Foggia Antonio Pepe.

Ha sottolineato invece il lavoro di rete l’assessore provinciale alla Cultura Billa Consiglio: ”Questa edizione si caratterizza anche per il pieno coinvolgimento di numerosi istituzioni, enti e professionalità, in una logica di condivisione”.

I due direttori artistici si sono soffermati invece sulla necessità del Festival di diventare sempre più punto di riferimento e di confronto per tutti coloro che hanno voglia di fare cinema, dando spazio ai giovani autori emergenti.

Molti gli eventi speciali in programma: cresce l’attesa per la presentazione di “Zemanlandia”, il documentario di Giuseppe Sansonna sugli anni d’oro del Foggia Calcio – prodotto dalla Showlab in collaborazione con la Fly Film e con il sostegno dell’Assessorato allo Sport della Provincia di Foggia – in programma lunedì 30 novembre, con una doppia proiezione alle 19 e alle 22 al cinema “Cicolella”. I protagonisti del documentario interverranno anche alla proiezione presso la Casa Circondariale di Foggia.

Sempre più ricca anche la sezione in concorso “La mente al cinema”, a cura di Antonello Bellomo, docente della Cattedra di Psichiatria dell’Università degli Studi di Foggia e di Luigi Starace, Direttore dell’Associazione di Promozione Sociale “Stigmamente.it”.

Ben 19 i lavori in gara nella categoria riservata a fiction, documentari e docu-fiction sul disagio psichico e lo stigma sociale. Tra gli altri eventi speciali che qualificano questa edizione, anche la sezione fuori concorso “Storie dal territorio”, in programma il 1° dicembre a Laltrocinema, a partire dalle 18, riservata agli autori locali che hanno ottenuto riconoscimenti a livello nazionale.

Una mini-maratona di proiezioni, dedicata ai talenti del territorio, con la proiezione delle opere di Cosimo Damiano Damato, Ferruccio Castronuovo, Pino Bruno e Anna Rita Caracciolo.Ricco il programma anche delle altre sezioni in gara: “Corti del Territorio”, riservata ad opere di fiction realizzate da autori pugliesi, oppure girate in Puglia, con dodici lavori selezionati su 37 opere. “Cortissimi” e “Videoclip” saranno proiettati sabato 28 e domenica 29 novembre, rispettivamente alla “Taverna del Gufo” e al “Moddy Jazz Cafè”.

Ottimo il successo riscosso dalle attività didattiche per gli studenti, con proiezioni e stage mattutini: sono oltre 1.500 i ragazzi che parteciperanno al fitto calendario di eventi per le scuole, fra cui l’incontro con la scrittrice Cinzia Tani, in collaborazione con il Club Unesco di Foggia. Una sezione fuori concorso sarà “Festival a mezzanotte: tre passi nel mistero”, ciclo di proiezioni dedicato all’horror e al mistero.

Verranno proposte, da mercoledì 2 a venerdì 4 dicembre, tre pellicole: in anteprima nazionale “Pandemia” di Lucio Fiorentino,“In the market” di Lorenzo Lombardi, “Smile” di Francesco Gasperoni.

Molto articolato anche il programma del “Festival in provincia”, che farà tappa in ben 23 Comuni della Capitanata.

Guardie, ladri, e lavavetri

di Riflessioni Urbane

Nel dar retta a certe notizie, in tempi di vacche magre e di crisi economica dilagante, il dubbio d’aver sbagliato mestiere o professione comincia a far breccia nella nostra testa, soprattutto quando, imprigionati nelle automobili e nel traffico, siamo costretti ad osservare e subire la miriade di extracomunitari ai semafori che chiede monete in cambio di acqua saponata.

Già, i soliti extracomunitari….ma tutto sommato converrebbe veramente attrezzarsi con secchiello e spatola tergivetro se risulterà vero quanto si è letto dei loro favolosi guadagni esentasse…anche se al lordo di insulti e umiliazioni di ogni genere e con il rischio concreto di finire sotto le ruote di un automobilista inseguito dal mutuo e le infinite rateizzazioni da pagare, un lavoro precario e mal retribuito, una famiglia sulle spalle; perchè, fino a prova contraria, questi dovrebbero essere i veri problemi in grado di stimolare e ripensare una società diversa dall’attuale, invece di dare priorità assoluta ad una ordinanza che fa sempre più rima con intolleranza.
Adesso questi “loschi e pericolosi” individui possono essere segnalati alle Forze dell’Ordine in caso di oltraggio agli automobilisti che non intendono pagare il servizio o che non vogliono la prestazione; addirittura possono essere arrestati e vedersi sequestrare le attrezzature che consentono loro di arricchirsi alle nostre spalle, il tutto condito con una bella multa di euri 100; dopo Firenze…ora Roma, che per non essere da meno aveva provato a tirar fuori dal cilindro dello stupidario umano pure una originale e “innovativa” ordinanza che vietava ai senza fissa dimora di rovistare nei cassonetti che di positivo (anche se non intenzionale) qualcosa aveva fatto, vista la drastica riduzione delle pantegane nel sistema fognario romano, trovate morte in massa…ma di sicuro per il troppo ridere, altro che veleno.

A pensarci bene, poi, non è molto salutare perdere del tempo nel convincere un disadattato ad allontanarsi dalla propria autovettura, soprattutto quando lo stress psico-fisico quotidiano comincia a raggiungere il livello di guardia, ma se insistono avremo almeno la soddisfazione di riempire le patrie galere (anzichè di stupratori e tagliagole) di lavavetri che non rilasciano la ricevuta fiscale o insistono nell’insaponatura, condividendo così la cella con i barboni sorpresi a pranzare con i nostri rifiuti…..mentre, nella soddisfazione generale di chi si ritrova senza rompiscatole ai semafori ma comunque a bestemmiare nel traffico e comunque a respirare a polmoni pieni nello smog, il “popolino” se ne sta pure quieto ad osservare le “regole” e a prendere atto (oltre al cetriolo nel sedere) della necessità nel fare cassa di uno Stato altrettanto farabutto e complice dello “scudo fiscale” (grazie anche al contributo dell’opposizione di Governo), chiedendo in cambio solo pochi spiccioli a chi finora ha nascosto i propri capitali alle isole Cayman o in qualche altro paradiso fiscale, mentre al disgraziato morto di fame che barcolla tra una via cittadina o un angolo di stazione ferroviaria non è concesso nemmeno di riposare su una panchina.

Ma, al di la della facile retorica perbenista e degli inutili dibattiti di matrice politica -tipicamente italiani- che si innescano nel discutere simili provvedimenti da “dittatura sudamericana”, è davvero pensabile di poter arrestare qualcuno solo perchè lava il vetro di un’automobile?
Per quanto fastidiosi e puzzolenti, è indice di civile convivenza e soprattutto di solidarietà pensare ad una ordinanza di carattere repressivo (con quel che ci costa il sistema carcerario, oltretutto) caratterizzata magari dalle sirene spiegate nell’inseguire uno di questi disgraziati con il secchiello in mano, alla stregua di un rapinatore di banche?
Con quale risultato, poi, visto come funziona la “giustizia” (parolone, questo…) in Italia, con la scarsa capacità di “selezionare” e “rieducare” un detenuto, per poi ritrovarselo per strada (…sempre se sopravvive) non più come intrepido lavavetro ma bensì come un potenziale delinquente, incattivito dalla segregazione forzata con i veri manigoldi?

Eppure tutto questo è sotto i nostri occhi e ci dovrebbe far riflettere, perchè è proprio la banale e misera vita di un lavavetro a rappresentare la realtà di un Paese il cui spirito critico è talmente addormentato che il comune cittadino non è più in grado nè di rispondere nè di porsi qualche interrogativo questionando di democrazia violata nei confronti dei più deboli, e forse si spiega solo così il motivo per cui il “Sistema” ci incentiva a praticare un pò di sana attività muscolare: probabilmente dove il football non riesce più nel suo compito di “valvola di sfogo” collettiva è lì che si comincia ad avvertire l’esigenza, accompagnata da ansia e aspettativa, di una possibile e prossima riapertura della “caccia all’uomo“…nonostante permangano dei forti dubbi sul possibile successo di tale pratica agonistica visto che è fin troppo prevedibile e poco divertente appostarsi nei pressi dei semafori o attendere sulle spiagge di Lampedusa per fare un pò di tiro a segno sui gommoni dei clandestini.
E, a quanto pare, il vero grosso problema non sarà solo di dover combattere contro la noia e l’inevitabile destino di un’Italia ormai, volente o nolente, già multietnica o di dover violare i diritti umani, ma soprattutto di poter formare del personale specializzato in grado di gestire un simile “passatempo”, l’eventualità di poter utilizzare dei cani da riporto e quali possano essere le armi consentite ai partecipanti, sempre che la Protezione Animali non ponga alcun veto sulle condizioni di super-sfruttamento di queste povere bestie. Riferito ai cani, ovviamente.

Altrimenti non resta che attendere il restauro ed l’immediata riapertura del Colosseo a Roma, nella speranza (atroce) di ritrovare l’entusiasmo e l’oblìo delle domeniche pallonare di una volta con moglie e figli al seguito, stavolta però tra un colpo di spada e il ruggito di un leone.

Dopotutto, “caccia al lavavetro” e panem et circences a prescindere, perchè negare l’evidenza e i risultati pratici di una società ordinata, sicura e controllata?
Non va dimenticato, infatti, che la famiglia e lo sport devono molto alla dittatura: se non altro, è stata in grado di far appassionare le mamme e di riempire gli stadi…

Fonte: Reset Italia

Generazione 1000 euro? Magari!

fonte immagine: Il Picco

Duecentocinquanta euro per uno stage. Lavorare quasi a gratis dopo una laurea specialistica e un master e già un anno di esperienza. Un operaio, in confronto, guadagna in un mese quanto un giovane laureato in cinque mesi. Ma la politica, impegnata in leggi ad personam e in problemi di relativa importanza, non sembra molto interessata al problema. Intantoun’intera generazione rischia di venir spazzata via.

 

La chiamano “generazione 1000 euro” ma quella soglia psicologica è difficilmente raggiungibile. Così tra i 25 e i 35 anni i giovani, non più giovanissimi, sono costretti ad essere mantenuti dai genitori, saltando da stage a stage, da un contratto a progetto all’altro, mentre nel resto dell’Europa un venticinquenne inizia a vivere da solo e un trentenne già ricopre posizioni lavorative importanti. Li chiamano “bamboccioni”. Ma i veri bamboccioni sono i politici e i sindacati che non si occupano di loro. “Sposi mio figlio”, fu la soluzione al precariato lanciata da Silvio Berlusconi durante la campagna elettorale.

Per il resto, cosa ha fatto la politica per i giovani? Più o meno nulla, mentre il lavoro “flessibile” aumenta inesorabilmente e la crisi scarica sui giovani il peso di una situazione economica di cui, in parte, sono responsabili i loro genitori. In Italia il debito pubblico, insieme alle corporazioni e ai monopoli, ha praticamente vanificato qualsiasi azione anti-crisi. Non ci sono i soldi nelle casse dello Stato. Ma negli ultimi nove anni, nei periodi di crescita economica, i governi raramente si sono occupati di ridurre il terzo debito pubblico del mondo.

Oggi un giovane che perde il lavoro si ritrova senza niente in tasca. Niente cassa-integrazione, niente sussidio di disoccupazione. Quelli che avevano scelto di andare a vivere da soli, sono ora costretti a tornare da mamma e papà, e chi ieri sperava di metter su famiglia, deve oggi attendere chissà per quanto tempo.

Niente futuro, nessuna rappresentanza. I sindacati si preoccupano di difendere i pensionati, gli operai e gli impiegati pubblici. In pratica, le categorie oggi più protette. I nuovi proletari, i nuovi poveri sono invisibili. Non basta una laurea, non basta la voglia di fare e lo spirito di sacrificio.

 

“Si sta come, d’autunno, sugli alberi, le foglie”

La redazione de Il Picco ha deciso di raccontare storie di vite precarie, di denunciare le umiliazioni subite e di parlare delle difficoltà di ogni giorno di chi non può guardare al futuro perché il presente è incerto. Per questo abbiamo bisogno di voi. Raccontateci le vostre esperienze. Diverranno un articolo. Scrivete a: redazione[at]ilpicco.it

 

Fonte: Il Picco