Rivoluzione idrica

acquaA dispetto degli impressionanti interessi economici in ballo, dei continui ed inarrestabili tentativi di privatizzazione del servizio di fornitura di un bene indispensabile per l’intera umanità, della legge 133/08 e del decreto-legge 135/09 che accelerano il processo di privatizzazione del servizio idrico integrato, della concezione politica che vuole l’acqua come un bene al servizio del mercato e che avvolge oramai quasi l’intero arco parlamentare, appena due giorni fa una parte d’Italia ha deciso di invertire bruscamente la rotta.

Una porzione di questo paese, immersa in quella regione ricca di numerosi problemi che chiamiamo Meridione o Mezzogiorno d’Italia, il 21 ottobre scorso ha dato il via a ciò che possiamo definire Prima Rivoluzione Idrica Italiana.
Una regione del sud di questo paese ha sancito un principio che rischia di scardinare la comoda e indiscutibile ideologia del “mercato privato dell’acqua”.

La Regione Puglia ha riconosciuto ufficialmente, per la prima volta in Italia, il principio “acqua bene pubblico dell’umanità”. Lo ha fatto con una delibera presentata dall’Assessore alle Opere Pubbliche Fabiano Amati ed immediatamente approvata dall’intera Giunta.

Le prime righe della delibera parlano da sé.
“L’acqua è un bene essenziale ed insostituibile per la vita. Pertanto, la disponibilità e l’accesso all’acqua potabile ed all’acqua necessaria per il soddisfacimento dei bisogni collettivi, costituiscono un diritto inviolabile dell’uomo, un diritto universale, indivisibile che si può annoverare fra quelli di riferimento previsti dall’ art. 2 della Costituzione”.

La delibera chiama in causa le tante risoluzioni e comunicazioni stilate dal Parlamento Europeo e immediatamente dimenticate, come la risoluzione dell’11 marzo 2004, che afferma “essendo l’acqua un bene comune dell’umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata alle norme del mercato interno” o quella del 15 marzo 2006 che ribadisce con termini simili lo stesso concetto.

E con ulteriori richiami alle proposte di legge popolare sottoscritte negli ultimi tempi (30 mila firmatari solo in Puglia) e alle dichiarazioni rilasciate dal Presidente della Regione Nichi Vendola, la delibera stabilisce principi ed atti pubblici che costituiscono un vero e proprio incipit legislativo per la ripubblicizzazione dell’intero servizio idrico nazionale.

Si ribadisce l’impossibilità di assoggettare il servizio idrico ai meccanismi di mercato, si certifica la proprietà e la gestione del servizio pugliese affidata al pubblico, si inaugura il concetto del consumo umano dell’acqua prioritario rispetto agli altri usi, si introduce un meccanismo di calcolo delle tariffe che dovrà tenere conto anche del tenore di vita delle famiglie e non più solo del mero consumo.

Il documento impegna inoltre l’intera giunta a realizzare a breve termine i seguenti compiti futuri: introduzione del concetto “acqua bene pubblico” nello Statuto Regionale, trasformazione di AQP SpA in Soggetto Giuridico di Diritto Pubblico, l’istituzione in Puglia di una Conferenza Internazionale dell’ONU che formalizzi il riconoscimento del diritto universale all’acqua. Il tutto entro 3 mesi.

A questo c’è da aggiungere la promessa di impugnazione davanti alla Corte Costituzionale da parte dell’avvocatura regionale pugliese dell’ultimo decreto di privatizzazione del governo, attualmente in discussione al Senato, da effettuare entro il 24 novembre.

L’approvazione del provvedimento ha goduto di una eco circoscritta all’ambito locale pugliese. Ciò nonostante è riuscita a varcare i confini regionali in una sola occasione, nei comunicati di Adnkronos che riportano la piccata e contrariata risposta al provvedimento da parte dell’eminenza grigia del Partito Democratico, Massimo D’Alema.

Il primo tentativo di rivoluzione idrica, appena iniziato, si trova quindi suo malgrado già al primo scontro: quello contro la larga componente del centrosinistra italiano incline alla privatizzazione sin dal 1995. La speranza per i sostenitori del principio “acqua bene pubblico” ora ricade nella possibilità di “esportare” il provvedimento nelle altre 19 regioni d’Italia.
Perché ciò avvenga sarebbe utile un maxi-cartello di avvertimento del tipo: “ATTENZIONE: rivoluzione idrica in corso – Procedere senza più cautele”.

http://alessandrotauro.blogspot.com/2009/10/la-prima-rivoluzione-idrica-italiana-e.html

Fonte: Informazione Libera

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