Iron Man 2: non solo armature e esplosioni

Dall’anteprima di Iron Man 2 si possono dedurre varie cose: intanto, che sempre di meno i nuovi Marvel Studios (ora forti anche del supporto di mamma Disney) hanno paura di sfoggiare effetti speciali davvero stupefacenti; gli scontri fra i personaggi principali, infatti, oltre alla spettacolare sequenza di combattimento di massa con una serie di droni/cloni del nostro “testa di ferro” rosso e oro, mostrano evidentemente una magnificenza che aumenta e migliora film dopo film – e sappiamo bene che la Marvel non ha intenzione di fermarsi qui con le sue creature filmiche, con l’annuncio di Thor per il maggio del prossimo anno, il film su Capitan America e quello corale sui Vendicatori.

Inoltre, sorprendentemente per un genere di film dal quale, giustamente, ci sia aspetta prevalentemente una soddisfazione visiva, di effetti speciali, di grandi scontri e mirabili fantasie che prendono vita, ci ritroviamo anche di fronte ad una divertente e interessante sceneggiatura: intendiamoci, non stiamo parlando di un capolavoro tarantiniano o smithiano, ma indubbiamente, rispetto a tanti altri “cugini” del genere supereroistico, Iron Man 2 si afferma per dei dialoghi interessanti, con mordente, e molto ritmati e per un accostamento e sviluppo delle scene che, con piacevole sorpresa, scopriamo riuscire a sostenere discretamente questo ritmo.

Decisamente un lato inaspettato, piacevole, e non preventivato nella riuscita di questo blockbuster. La costruzione riuscita della sceneggiatura riesce anche a legarsi bene con una discreta fedeltà allo spirito – se non alle storie specifiche – del grande classico dei fumetti da cui è tratto il franchise, riuscendo a cogliere discretamente attraverso i dialoghi e le situazioni lo spirito dei personaggi principali.

In conclusione, un mix interessante – anche se, come già detto, non certamente da storia del cinema – , che dimostra (forse

inconsapevolmente, purtroppo) come si possano in effetti legare bene aspetti che tradizionalmente, in questo filone cinematografico, tendevano ad escludersi vicendevolmente, come l’attenzione alla spettacolarizzazione visiva, che tendeva a diventare troppo spesso

fine a se stessa, e l’aderenza ad un prodotto-film dotato di una struttura, di un filo di dialoghi, vicende e situazioni ben strutturato, secondo principi coerenti e godibile per lo spettatore e per l’occhio critico. Insomma, risultato interessante: lo prendiamo come un primo passo verso una strada sempre più positiva, in cui anche i film di supereroi avranno un loro fondamento strutturale.

Ultima nota decisamente interessante: Scarlett Jhoansson nei panni di Black Widow (Vedova Nera) e del suo alter-ego Natasha Romanova, agente segreto alle dipendenze di un’agenzia para-governativa e doppiogiochista a fin di bene all’interno delle industrie Stark, è davvero memorabile; nulla da eccepire, perfettamente nel personaggio (molto semplice, per la verità), e soprattutto uno spettacolo per il pubblico, prevalentemente maschile.

Festival del Cinema Indipendente – a Foggia la IX Edizione

Sarà una giuria tecnica, presieduta dalla regista Maria Sole Tognazzi e composta dalla scrittrice Cinzia Tani, dal produttore Alessandro Bonifazi e dalle attrici Alessia Barela e Francesca Figus a valutare i 12 film in gara, che verranno proiettati nelle sale cinematografiche “Falso Movimento” e “Laltrocinema: “Mar Nero” di Federico Bondi, “Il sogno nel casello” di Bruno De Paola, “Polvere” di Massimiliano D’Epiro e Danilo Proietti, “L’uomo fiammifero” di Marco Chiarini, “Il sole di Nina” di Marco Arturo Messina, “Per Sofia” di Ilaria Paganelli, “Dall’altra parte del mare” di Jean Sarto, “Sogno il mondo il venerdì” di Pasquale Marrazzo, “Aria” di Valerio D’Annunzio, “Brokers-Eroi per gioco” di Emiliano Cribari, “Tutti intorno a Linda” di Barbara e Monica Sgambellone, “Aspettando il Sole” di Ago Panini.

I lungometraggi, quest’anno, concorreranno anche all’attribuzione del “Premio della Critica”, assegnato dalla giuria presieduta da Michele Causo, critico cinematografico, e dai giornalisti Vito Attolini (La Gazzetta del Mezzogiorno) e Alessandra Benvenuto (Il Corriere del Mezzogiorno). Il pubblico potrà votare on-line il film preferito sul sito ufficiale.

Crediamo molto nel cinema di qualità, che non trova sufficiente visibilità nelle sale per meccanismi legati alla distribuzione”, ha precisato il Presidente della Provincia di Foggia Antonio Pepe.

Ha sottolineato invece il lavoro di rete l’assessore provinciale alla Cultura Billa Consiglio: ”Questa edizione si caratterizza anche per il pieno coinvolgimento di numerosi istituzioni, enti e professionalità, in una logica di condivisione”.

I due direttori artistici si sono soffermati invece sulla necessità del Festival di diventare sempre più punto di riferimento e di confronto per tutti coloro che hanno voglia di fare cinema, dando spazio ai giovani autori emergenti.

Molti gli eventi speciali in programma: cresce l’attesa per la presentazione di “Zemanlandia”, il documentario di Giuseppe Sansonna sugli anni d’oro del Foggia Calcio – prodotto dalla Showlab in collaborazione con la Fly Film e con il sostegno dell’Assessorato allo Sport della Provincia di Foggia – in programma lunedì 30 novembre, con una doppia proiezione alle 19 e alle 22 al cinema “Cicolella”. I protagonisti del documentario interverranno anche alla proiezione presso la Casa Circondariale di Foggia.

Sempre più ricca anche la sezione in concorso “La mente al cinema”, a cura di Antonello Bellomo, docente della Cattedra di Psichiatria dell’Università degli Studi di Foggia e di Luigi Starace, Direttore dell’Associazione di Promozione Sociale “Stigmamente.it”.

Ben 19 i lavori in gara nella categoria riservata a fiction, documentari e docu-fiction sul disagio psichico e lo stigma sociale. Tra gli altri eventi speciali che qualificano questa edizione, anche la sezione fuori concorso “Storie dal territorio”, in programma il 1° dicembre a Laltrocinema, a partire dalle 18, riservata agli autori locali che hanno ottenuto riconoscimenti a livello nazionale.

Una mini-maratona di proiezioni, dedicata ai talenti del territorio, con la proiezione delle opere di Cosimo Damiano Damato, Ferruccio Castronuovo, Pino Bruno e Anna Rita Caracciolo.Ricco il programma anche delle altre sezioni in gara: “Corti del Territorio”, riservata ad opere di fiction realizzate da autori pugliesi, oppure girate in Puglia, con dodici lavori selezionati su 37 opere. “Cortissimi” e “Videoclip” saranno proiettati sabato 28 e domenica 29 novembre, rispettivamente alla “Taverna del Gufo” e al “Moddy Jazz Cafè”.

Ottimo il successo riscosso dalle attività didattiche per gli studenti, con proiezioni e stage mattutini: sono oltre 1.500 i ragazzi che parteciperanno al fitto calendario di eventi per le scuole, fra cui l’incontro con la scrittrice Cinzia Tani, in collaborazione con il Club Unesco di Foggia. Una sezione fuori concorso sarà “Festival a mezzanotte: tre passi nel mistero”, ciclo di proiezioni dedicato all’horror e al mistero.

Verranno proposte, da mercoledì 2 a venerdì 4 dicembre, tre pellicole: in anteprima nazionale “Pandemia” di Lucio Fiorentino,“In the market” di Lorenzo Lombardi, “Smile” di Francesco Gasperoni.

Molto articolato anche il programma del “Festival in provincia”, che farà tappa in ben 23 Comuni della Capitanata.

La natura del cinema – lo spazio nel cinema

a cura di Boudu e Fulvio Baglivi

LA NATURA DEL CINEMA

24, 25, 26 novembre 2009

CINETECA NAZIONALE  – CINEMA TREVI
vicolo del Puttarello, 25    Roma, Fontana di Trevi

L’esperienza dello spazio nel cinema di John Ford e Jean Marie Straub-Danièle Huillet. La Natura del Cinema nel vivere la Natura delle Cose attraversando il mondo, lo spazio vasto della Monument Valley ed il bosco di Buti.

“Si, amo la Monument Valley e la riserva Navajo. Mi piace girare laggiù. Sono praticamente uno dei loro, qualcosa come un capo adottivo. In realtà sono il solo che lasciano girare nei luoghi segreti e sacri, là dove i loro morti sono seppelliti, sui luoghi dei loro combattimenti eroici. Non lasciano penetrare nessun altro in quei luoghi, sapete, sono gente molto indipendente e selvatica, un buon popolo; loro non sono mai stati vinti. […]

Quando voglio andare in vacanza torno a girare nella Monument Valley. È un luogo magnifico, selvaggio e solitario; mi piace molto impregnarmi dell’ambiente di un luogo prima di girare. Sicuro organizzo in precedenza i punti essenziali del film, ma all’interno di un quadro preciso mi affido molto all’istinto, soprattutto in ciò che concerne la scelta dei luoghi del “tournage”. Se, per esempio, c’è qui un fiume, un albero, con lo sfondo delle montagne, e se a lato tutto è piano, tu piazzi la macchina dove è più bello e girate ciò che, sullo schermo, sapete che verrà meglio. Esperienza e istinto: è tutto. Ogni volta, però, i problemi tornano nuovamente.” John Ford

“In uno spazio naturale, si tratta di creare un’architettura, altrimenti non esiste. Come faceva Fritz Lang. C’è lì un vecchio lavatoio ricoperto di muschio, una costruzione degli uomini, che non serve più da almeno quarant’anni, con tubi che portavano l’acqua più in basso nella forra, e tutti gli assistenti volevano toglierli, proprio quello che non bisogna fare! Poi c’erano dei muri e alcuni alberi abbattuti, alcuni dalla tempesta, che il contadino voleva togliere, e gli abbiamo detto di non toccarli. Quando si dispone di uno spazio come quello, bisogna trovare tre punti di caduta, e fare in modo che questo spazio diventi un’architettura, senza farsi affascinare dai tronchi d’albero o cose così. Ho fatto questo film perché conoscevo questo pendio da due anni e mezzo, perché situato proprio sotto la casa che il teatro di Buti ci aveva trovato per viverci con le nostre bestiole. Giravo intorno e non avevo mai avuto il  coraggio di scendervi. All’inizio abbiamo cercato di trovare un luogo che sarebbe stato più “naturalista”, poi ho smesso con queste stupidaggini e finalmente sono sceso, me ne sono innamorato e questo vallone è diventato il personaggio principale del film: ecco una risposta concreta che no sarebbe dispiaciuta a JohnFord!” Jean-Marie Straub a proposito di Operai, contadini

Esperienza
Tutti i luoghi che ho visto,
che ho visitato,
ora so – ne son certo:
non ci sono mai stato.

Giorgio Caproni, 1972

martedi 24

ore 20.00

Le streghe (2009)

Le Streghe

Le Streghe

Regia: Jean-Marie Straub; testo: dal dialogo Le streghe inDialoghi con Leucòdi Cesare Pavese;

sceneggiatura: J.-M. Straub; fotografia: Renato Berta, Jean-Paul Toraille, Irina Lubtchansky; suono: Jean-Pierre Duret, Dimitri Haulet, Jean-Pierre Laforce musica: Ludwig van Beethoven; montaggio: Catherine Quesemand; interpreti: Giovanna Daddi, Giovanna Giuliani; origine: Italia/Francia; produzione: Straub-Huillet, Teatro Comunale Francesco di Bartolo di Buti, Martine Marignac, Pierre Grise Productions, Studio National des Arts Contemporains; durata: 21’ prima edizione  Copia proveniente dalla Cineteca di Bologna

«CIRCE – …Mi ha chiamata coi nomi di tutte le dee, delle nostre sorelle, coi nomi della madre, delle cose della vita. Era come una lotta con me, con la sorte. Voleva chiamarmi, tenermi, farmi mortale. Voleva spezzare qualcosa. Intelligenza e coraggio ci mise – ne aveva – ma non seppe sorridere mai. Non seppe mai cos’è il sorriso degli déi – di noi che sappiamo il destino» (Cesare Pavese, Le Streghe, in Dialoghi con Leucò, 1947).

a seguire

Quei loro incontri (2005)

Quei Loro Incontri

Regia: Jean-Marie Straub e Danièle Huillet; testo: dagli ultimi cinque dialoghi da Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese; sceneggiatura e montaggio: D.Huillet, J.-M. Straub; fotografia: Renato Berta, Jean-Paul Toraille, Marion Befve; suono: Jean-Pierre Duret, Dimitri Haulet, Jean-Pierre Laforce; musica: Gustav Mahler, Heinrich Shutz; interpreti: 1) Angela Nugara, Vittorio Vigneri; 2) Grazia Orsi, Romano Guelfi; 3) Angela Durantini, Enrico Achilli; 4) Giovanni Daddi, Dario Marconcini; 5) Andrea Bacci, Andrea Balducci; origine: Italia/Francia; produzione: Straub-Huillet, Teatro Comunale Francesco di Bartolo di Buti, Martine Marignac, Pierre Grise Productions, Le Fresnoy: Studio National des Arts Contemporains; durata: 65’

Copia proveniente dalla Cineteca di Bologna

Uno dei capolavori più definitivi di Danièle Huillet e Jean-Marie Straub, dagli ultimi dialoghi di “Dialoghi con Leucò” di Pavese, è il raggelante, tenero, duro e lucido scambio impari e spietato tra ‘gli uomini e gli dei’. Ultimo film girato da Danièle Huillet.

ore 21.30

Ombre rosse (Stagecoach, 1939)

Ombre Rosse

Regia: John Ford; sceneggiatura: Dudley Nichols, Ben Hecht (dal racconto Stage to Lordsburg di Ernest Haycox); fotografia: Bert Glennon; musica: W. Franke Harling, Leo shuken Shore, Gerard Carbonara, John leipold Kohout, Richard Hageman, Louis Gruenberg; montaggio: Dorothy Spencer, Walter Reynolds ; interpreti: John Wayne, Claire Trevor, John Carradine, Donald Meek, Louise Platt; origine: USA; produzione: John Ford, Walter Wanger; durata: 97’

Verso il 1880 una diligenza trasporta una prostituta, un dottore alcolizzato, la moglie incinta di un ufficiale, un sudista rovinato, un banchiere ladro, un rappresentante di whisky e uno sceriffo. Per strada si aggiunge l’uomo che questi ricerca… Primo film di Ford girato nella Monument Valley.

mercoledì 25

ore 17:00

Il ginocchio di Artemide (2008)

Regia: Jean-Marie Straub; testo: dal dialogo La belva in Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese; sceneggiatura: D.Huillet, J.-M. Straub; fotografia: Renato Berta, Jean-Paul Toraille, Marion Befve; suono: Jean-Pierre Duret, Dimitri Haulet, Jean-Pierre Laforce montaggio: Nicole Lubtchansky; musica: Gustav Mahler, Heinrich Shutz; interpreti: Dario Marconcini, Andrea Bacci; origine: Italia/Francia; produzione: Straub-Huillet, Teatro Comunale Francesco di Bartolo di Buti, Martine Marignac, Pierre Grise Productions, Studio National des Arts Contemporains; durata: 26’ (prima edizione) Copia proveniente dalla Cineteca di Bologna

Quando ripensi nottetempo alla radura che hai veduto e traversato di giorno, e là c’è un fiore, una bacca che sai, che oscilla al vento, e questa bacca, questo fiore, è una cosa selvaggia, intoccabile, mortale, fra tutte le cose selvagge? Capisci questo? Un fiore che è come una belva? Compagno, hai mai guardato con spavento e con voglia la natura di una lupa, di una daina, di una serpe?» (Cesare Pavese, La belva, in Dialoghi con Leucò, 1947).

a seguire

La carovana dei Mormoni (Wagon Master 1950 )

Regia: John Ford; sceneggiatura: Frank S. Nugent, Patrick Ford; fotografia: Bert Glennon; musica:Richard Hageman; montaggio: Jack Murray ; interpreti: Ben Johnson, Joanne Dru, Harry Carey Jr., Ward Bond; origine: USA; produzione: John Ford, Merian C. Cooper, Argosy Pictures , RKO; durata: 86’

Nel 1870 una carovana di Mormoni è diretta nello Utah, a guidarla ci sono due giovani allevatori di cavalli. Indiani e banditi provano a fermare il loro cammino. Il film segna il ritorno di Ford nella Monument Valley dopo Ombre rosse, altri esterni furono girati nella Professor Valley nello Utah.

ore 19.00

Operai, Contadini (2001)

Regia: Jean-Marie Straub e Danièle Huillet; testo: dal romanzo Donne di Messina di Elio Vittorini e altri testi dello stesso autore; sceneggiatura e montaggio: D.Huillet, J.-M. Straub; fotografia: Renato Berta, Jean-Paul Toraille, Marion Befve; suono: Jean-Pierre Duret, Dimitri Haulet; musica: Dalla Cantata 125 di J-S Bach; interpreti: Angela Nugara, Giacinto Di Pascoli, Giampaolo Cassarino, Enrico Achilli, Angela Durantini, Martina Gionfriddo, Andrea Balducci, Gabriella Taddei, Vittorio Vigneri, Aldo Fruttuosi, Rosalba Curatola, Enrico Pelosini, “Il Seracino” Marcello Landi; origine: Italia/Francia; produzione: Straub-Huillet, Teatro Comunale Francesco di Bartolo di Buti, Martine Marignac, Pierre Grise Productions, Le Fresnoy: Studio National des Arts Contemporains; durata: 123’

“È una storia di rifugiati del dopoguerra, tra cui alcuni siciliani, che si incontrano tra Bologna e Modena e cercano di sopravvivere. È un racconto d’inverno, una storia che si narra vicino al fuoco, come in tutti i nostri film, ma qui è raccontata sotto il sole e gli alberi. Il terzo aspetto del film è che si tratta di un film dell’orrore, la storia di un inverno che si è trasformato in orrore.” J-M Straub

ore 21.30

Joachim Gatti, Variation de lumiére (2009)

Regia: Jean-Marie Straub; testo: da discorso sulla diseguaglianza degli uomini di Jean Jacques Rousseau e Jean-Marie Straub; fotografia : Renato Berta ; origine : Italia/Francia ; durata : 1’40’’

Joachim Gatti ha perso un occhio durante uno scontro con la polizia francese, il film di Straub farà parte di un DVD collettivo in suo sostegno che è in lavorazione in Francia.

a seguire

Sfida infernale (My Darling Clementine, 1946)

Regia: John Ford; sceneggiatura: Samuel G. Engel, Winston Miller (da un soggetto di Sam Hellman); fotografia: Joseph McDonald; musica:Ciril J. Mockridge; montaggio: Dorothy Spencer ; interpreti: Henry Fonda, Linda Darnel, Victor Mture, Cathy Downs; origine: USA; produzione: Samuel G. Engel, 20th Century Fox; durata: 97’

La storia di Wyatt Earp e dei suoi giorni a Tombstone: l’amicizia con il tubercolotico “Doc” Holloday e la famosa sfida all’OK Corral. Sfida Infernale è il rifacimento personalizzato di Frontier Marshal (1939) di Allan Dwan ma è solo dopo il film di Ford che la storia di Wyatt Earp è diventato un classico ripreso più volte negli anni successivi da diversi cineasti. Tutti gli esterni furono girati nella Monument Valley.

giovedì 26

ore 17.00

I dannati e gli eroi (Sergeant Rutledge, 1960)

Regia: John Ford; sceneggiatura: Samuel G. Engel, Winston Miller (da un soggetto di Sam Hellman); fotografia: Joseph McDonald; musica:Ciril J. Mockridge; montaggio: Dorothy Spencer ; interpreti: Henry Fonda, Linda Darnel, Victor Mture, Cathy Downs; origine: USA; produzione: Ford Productions, Warner Bros.; durata: 111’

Intorno al 1880 un giovane tenente difende il sergente di colore Braxton Rutledge ingiustamente accusato di stupro. Incrocio tra il genere processuale e il western, con gli esterni girati nella Monument Valley. Violento atto di accusa di John Ford all’America razzista e perbenista.

ore 19.00

Umiliati che niente di fatto o toccato da loro, di uscito dalle mani loro, risultasse esente dal diritto di qualche estraneo (Operai,contadini – seguito e fine) (2002)

Regia: Jean-Marie Straub e Danièle Huillet; testo: dal romanzo Donne di Messina di Elio Vittorini e altri testi dello stesso autore; sceneggiatura e montaggio: D.Huillet, J.-M. Straub; fotografia: Renato Berta, Jean-Paul Toraille, Marion Befve; suono: Jean-Pierre Duret, Dimitri Haulet, Jean-Pierre Laforce; musica: Edgar Varèse estratto di Arcana; interpreti: Rosalba Curatola, Aldo Fruttuosi, Romano Guelfi, Paolo Spaziani, Federico Ciaramella, Daniele Vannucci, Enrico Achilli, Martina Gionfriddo, Enrico Pelosini, Angela Durantini, Andrea Balducci, Delando Bernardini, Giampaolo Cassarino, Giacinto Di Pascoli, Gabriella Taddei, Vittorio Vigneti, “Il Seracino” Marcello Landi; origine: Italia/Francia/Germania; produzione: Straub-Huillet, Teatro Comunale Francesco di Bartolo di Buti, Martine Marignac, Pierre Grise Productions, Werner Dütsch, Le Fresnoy: Studio National des Arts Contemporains; durata: 35’

Straub e Huillet proseguono, dopo Operai, contadini, nella personale rilettura del romanzo Donne di Messina di Elio Vittorini, che racconta la storia di una comunità sorta in Italia nel secondo dopoguerra, formata da operai e contadini, e costituita da persone di diversa provenienza. Il suo scontro con una prassi economica e politica ne determina la fine.

 

Fonte: Boudu

AGPC su Facebook

L’AGPC – Associazione Giovani Produttori Cinematografici – è un’ interessante realtà legata alla giovane produzione cinematografica; la ricerca e la tendenza a favorire un ricambio generazionale nei processi produttivi del cinema, soprattutto in Italia, sono elementi importantissimi per un corretto sviluppo del settore, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto qualitativo/artistico. Ora è possibile trovare il gruppo anche su Facebook.

CollAttivo HIVE – Progetto di produzione cinematografica collettiva

Questo è un esperimento.

Un esperimento che nasce dall’esigenza, quasi organica, di produrre un oggetto filmico, nonostante l’impossibilità di accedere a risorse troppo spesso destinate a una cerchia ristretta di persone e di realtà: per permettere quindi espressione libera, accurata, dedicata e coinvolta, attraverso il mezzo cinematografico, autogestendo la produzione sotto ogni aspetto, in una logica di anarchia creativa e lavorativa che possa bypassare le istituzioni solitamente deputate a gestire queste risorse.

Questo esperimento propone di radunare competenze, energie, risorse e partecipazione direttamente alla base dei partecipanti a questo collettivo, anzi collAttivo, visto il principio di inizia diretta che lo anima.

Per questo, ognuno è invitato a divulgare il principio di questo esperimento, di questo progetto, di questo manifesto: attraverso mille canali, attraverso il web, attraverso ogni strumento che possa permetterci di raggiungere contatti, tantissimi e diversi, che vogliano partecipare ad una creazione collettiva.

L’obiettivo di tutto questo è raccogliere le risorse e i contributi di tutti coloro che siano interessati: come risorse e contributi si intende tutto ciò che può aiutare, anche in misura ridotta, la produzione filmica, risorse economiche, ma anche – soprattutto – la prestazione di tutte le competenze e i mezzi legati alla realizzazione di un progetto cinematografico; il progetto primario cui questo esperimento punta è un film liberamente ispirato agli scritti di Pasolini, Artaud, Borges, Jarry ed altri, volto all’investigazione dell’ambiente sociale contemporaneo; il progetto stesso è in via di definizione, e aperto ai contributi del collAttivo.

Tutto questo ha un fine, uno scopo: dare legittimità alle possibilità immense di interazione, coinvolgimento, partecipazione, che gli strumenti di social networking offrono a chiunque.

Una rete di individui ha un potenziale quasi infinito, se paragonato ad una realtà finita e determinata: soprattutto perchè questa rete, questo sciame, questo insieme disorganico e autogestito, può continuare a crescere, sostenersi in maniera sostenibile per ogni suo elemento componente; questo principio è fondamentale: uno sciame contrapposto ad un blocco, una realtà aggregante, mutevole, diffusa per micro-canali capillari, invece di una massificazione e un’ imposizione “dall’alto” di una logica produttiva.

Per ogni informazione, o per proporre una propria partecipazione o un proprio contributo al CollAttivo di produzione, potete scrivermi qui su FB, o su ogni altro canale che nei prossimi tempi verrà utilizzato per diffondere questo esperimento, oppure all’indirizzo email federico.moschetti@gmail.com

La sfida di questo progetto è creare una realtà quanto più vasta possibile, che possa autogenerare un processo di creazione indipendente, libero, anarchico, e dunque creativo: spero vogliate partecipare, o anche solo diffondere, con ogni mezzo possibile, questa idea.

Federico Moschetti