Iron Man 2: non solo armature e esplosioni

Dall’anteprima di Iron Man 2 si possono dedurre varie cose: intanto, che sempre di meno i nuovi Marvel Studios (ora forti anche del supporto di mamma Disney) hanno paura di sfoggiare effetti speciali davvero stupefacenti; gli scontri fra i personaggi principali, infatti, oltre alla spettacolare sequenza di combattimento di massa con una serie di droni/cloni del nostro “testa di ferro” rosso e oro, mostrano evidentemente una magnificenza che aumenta e migliora film dopo film – e sappiamo bene che la Marvel non ha intenzione di fermarsi qui con le sue creature filmiche, con l’annuncio di Thor per il maggio del prossimo anno, il film su Capitan America e quello corale sui Vendicatori.

Inoltre, sorprendentemente per un genere di film dal quale, giustamente, ci sia aspetta prevalentemente una soddisfazione visiva, di effetti speciali, di grandi scontri e mirabili fantasie che prendono vita, ci ritroviamo anche di fronte ad una divertente e interessante sceneggiatura: intendiamoci, non stiamo parlando di un capolavoro tarantiniano o smithiano, ma indubbiamente, rispetto a tanti altri “cugini” del genere supereroistico, Iron Man 2 si afferma per dei dialoghi interessanti, con mordente, e molto ritmati e per un accostamento e sviluppo delle scene che, con piacevole sorpresa, scopriamo riuscire a sostenere discretamente questo ritmo.

Decisamente un lato inaspettato, piacevole, e non preventivato nella riuscita di questo blockbuster. La costruzione riuscita della sceneggiatura riesce anche a legarsi bene con una discreta fedeltà allo spirito – se non alle storie specifiche – del grande classico dei fumetti da cui è tratto il franchise, riuscendo a cogliere discretamente attraverso i dialoghi e le situazioni lo spirito dei personaggi principali.

In conclusione, un mix interessante – anche se, come già detto, non certamente da storia del cinema – , che dimostra (forse

inconsapevolmente, purtroppo) come si possano in effetti legare bene aspetti che tradizionalmente, in questo filone cinematografico, tendevano ad escludersi vicendevolmente, come l’attenzione alla spettacolarizzazione visiva, che tendeva a diventare troppo spesso

fine a se stessa, e l’aderenza ad un prodotto-film dotato di una struttura, di un filo di dialoghi, vicende e situazioni ben strutturato, secondo principi coerenti e godibile per lo spettatore e per l’occhio critico. Insomma, risultato interessante: lo prendiamo come un primo passo verso una strada sempre più positiva, in cui anche i film di supereroi avranno un loro fondamento strutturale.

Ultima nota decisamente interessante: Scarlett Jhoansson nei panni di Black Widow (Vedova Nera) e del suo alter-ego Natasha Romanova, agente segreto alle dipendenze di un’agenzia para-governativa e doppiogiochista a fin di bene all’interno delle industrie Stark, è davvero memorabile; nulla da eccepire, perfettamente nel personaggio (molto semplice, per la verità), e soprattutto uno spettacolo per il pubblico, prevalentemente maschile.

Annunci